Società Italiana di Filologia Romanza - SIFR
 
Novità librarie di interesse romanistico del 2018

 

Antonella Sciancalepore, Il cavaliere e l’animale. Aspetti del teriomorfismo guerriero nella letteratura francese medievale (XII-XIII secolo), Macerata, EUM, 2018 (Premio Tesi di dottorato, 7).

ISBN 978-88-6056-559-4, 400 pp, 21,00 euro

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Nei romanzi e nelle canzoni di gesta medievali, il cavaliere si presenta come un assemblaggio di marchi identitari che ancorano l'individuo alla società attraverso la costante mediazione degli animali. Interpellando una folta schiera di testi appartenenti al rigoglioso panorama letterario francese dei secoli XII e XIII, questo volume propone un'esplorazione globale delle modalità in cui l'animale interviene a costruire l'identità del cavaliere. Attraverso questo percorso testuale, l'autrice rivela la complessità simbolica dell'animale nella codificazione medievale della mascolinità, della nobiltà e della violenza, e invita il lettore a districarsi nel rapporto di intimità e di alterità che lega l'umano e l'animale nella longue durée della cultura europea.

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Ronsasvals, a cura di Beatrice Solla, Roma, Carocci, 2018 (Biblioteca Medievale Testi, 152).

ISBN 9788843091195, 208 pagine, 22,00 euro

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Il Ronsasvals è l’unico poema epico in lingua d’oc che narra in soli 1.803 versi l’episodio della disfatta subita a Roncisvalle dalla retroguardia di Carlo Magno. Il racconto è ben costruito sull’alternanza tra momenti emozionanti e di alto eroismo e altri drammatici o patetici. Il testo è caratterizzato da tratti peculiari – come i residui di assonanza e gli alessandrini intercalati tra i décasyllabes – e da indizi di “meridionalità” che conferiscono alla tradizione rolandiana occitanica un notevole grado di originalità e di eccezionalità. Alla materia rolandiana l’anonimo autore intreccia echi trobadorici e tematiche risalenti a tradizioni epiche arcaiche, rimodellando il materiale sulla base di un gusto più moderno e contemporaneo alla civiltà e alla cultura del suo tempo, che sperava nel riscatto della società meridionale da quella francese, la quale ne aveva annientato il mondo e gli ideali con la crociata contro gli Albigesi.

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Francesco Benozzo (ed.), Prospettive della semantica / Perspectives on Semantics / Perspectives de la sémantique / Perspectivas de la semántica, 2 voll., Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2018 (numero doppio di «Quaderni di Semantica», 2017-2018).

ISBN 978-88-6274-822-3, 1500 pp., 200 euro

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A centoventi anni dall’opera di Michel Bréal (Essai de sémantique, Paris, Hachette, 1897) che segna la data di nascita della semantica come disciplina scientifica e autonoma, come tronco primario più che come ramo secondario, della linguistica moderna, questo libro curato da Francesco Benozzo (numero doppio della quarantennale rivista internazionale «Quaderni di Semantica») intende fare il punto sulle vastità delle tematiche affrontate dalla moderna semantica, e aprire nuove prospettive intorno ai vari problemi del lessico, della motivazione lessicale, delle strette relazioni con l’antropologia e con l’archeologia, delle (bandite) indagini sulle origini del linguaggio, degli atlanti linguistici e dei vari aspetti dell’etimologia, includendo contributi teorici attenti alla dialettologia, alla pragmatica, all’onomasiologia, alla filologia dei testi e all’etnofilologia.

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Il poemetto occitanico sulla Vita di Maria Maddalena, Edizione critica, introduzione e commento a cura di Maria Carla Marinoni, Aicurzio (MB), Virtuosa-Mente, 2018 (testoafronte, 4).

ISBN 978-88-98500-22-2, 144 pp., 16,00 euro

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Il volume propone l’edizione critica, corredata di traduzione italiana a fronte, da un’ampia introduzione e da note esplicative, di un poemetto occitanico che ripercorre la Vita di Maria Maddalena. Di origini illustri, questa abbandona la vita peccaminosa condotta in precedenza grazie all’incontro con Gesù: dopo la morte e la resurrezione di quest’ultimo, per sfuggire alle persecuzioni, con l’ausilio dello Spirito Santo giunge a Marsiglia dove inizia a predicare. Qui appare due volte in sogno alla moglie del sovrano e una volta a entrambi i coniugi che finiranno con l’accordarle la loro protezione. Per intercessione di Maria Maddalena la regina concepisce un figlio e il re, per questo riconoscente, decide di andare con la moglie per mare ai luoghi santi. Durante una tempesta la regina partorisce, rimanendo come morta. Viene così abbandonata su un’isola col bambino dove, di ritorno da Gerusalemme, il re ritroverà entrambi vivi e vegeti per l’intervento miracoloso della Santa, e ciò lo indurrà a ricevere il battesimo assieme a tutta la sua gente. Maria Maddalena si ritirerà allora in un luogo deserto, la Sainte Baume, e vi trascorrerà trent’anni in digiuno e preghiere fino al sopraggiungere della morte.

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Lucilla Spetia, La dialettica tra pastorella e canzone e l’identità di Carestia: l’anonima (?) A une fontaine (RS 137), Roma, Spolia, 2017 (Media Aetas, 7).

ISBN 978-88-89172-24-7, 170 pp., 12,50 euro

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Già edito nel vol XIII del 2017 della rivista «Spolia. Journal of Medieval Studies», il presente saggio costituisce un’ulteriore riflessione sulla questione della pastorella da me più volte affrontata negli ultimi anni, un genere che si rivela centrale nella letteratura delle origini, oltre che a lungo vitale per la sua particolare elasticità strutturale e la forza centripeta che lo connota e che gli consente di accogliere e declinare in modo nuovo e talora inatteso temi e motivi propri ad altri generi lirici. Nello specifico la ricerca ha preso l’avvio dal testo A une fontaine ricordato nel titolo, in cui mi sono imbattuta per caso – come spesso avviene – nel corso delle indagini sulla lirica di carattere soggettivo in relazione alla produzione di Thibaut de Champagne. La lettura di A une fontaine ha rivelato immediatamente dei legami evidenti con le due liriche attribuite a Chrétien de Troyes, D’Amors qui m’a tolu a moi e Amors tençon et bataille, in particolare con il motivo della carestia amorosa da lui propugnato. Tale riconoscimento ha comportato il riesame del complesso dossier Carestia, da cui sono scaturite una conferma dell’intuizione straordinaria proposta da Aurelio Roncaglia nell’ormai lontano 1958, di identificare Carestia con lo scrittore champenois; ma anche una nuova proposta circa lo svolgimento del débat che tanto ha inciso nella definizione dell’ideologia trobadorica e della sua irradiazione nel Medioevo europeo. Non solo, ma l’accoglimento di quel motivo all’interno di una pastorella sui generis come A une fontaine, ha confermato l’esistenza di un rapporto conflittuale e comunque dialettico tra i generi canzone e pastorella. Infine l’analisi approfondita di A une fontaine ha permesso di avanzare un’ipotesi attributiva di un testo destinato a restare altrimenti – e certo ingiustamente – anonimo. La menzione di Aurelio Roncaglia in sede di premessa è voluta. È al magistrale insegnamento di un uomo dalla mirabile e straordinaria sapienza e dall’ironia garbata e raffinata, che debbo la mia passione per le lingue e le letterature romanze medievali. Fu lui infatti a farmi conoscere nel corso delle sue lezioni affascinanti il genere pastorella, a partire da L’autrier jost’una sebissa di Marcabruno e la canzone del gatto rosso di Guglielmo IX; fu ancora lui a introdurmi alla questione Carestia nel corso della preparazione della mia tesi di laurea sul Partenopeus de Blois. Questo saggio allora è il tributo di un’allieva appassionata ad Aurelio Roncaglia, tardivo certo, quanto doveroso, ma soprattutto autentico (dalla Premessa al volume).

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Les Vers d'Amours d'Arras. Adam de la Halle et Nevelot Amion, Édition critique par Federico Saviotti, Paris, Honoré Champion, 2018 (Classiques Francais du Moyen Age, 181).

ISBN 9782745345622, 280 pp., 38 euro

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L’invention par Adam de la Halle des Vers d’Amours, composés en strophes d’Hélinand à l’instar des célèbres Vers de la Mort, va élargir par le choix d’un thème nouveau, celui du blâme d’amour, le domaine des « dits » moraux en vogue à Arras dans la deuxième moitié du XIIIe siècle. Nevelot Amion, l’obscur concitoyen et confrère du grand trouvère, essaye dans son imitation déclarée mais non servile du modèle de faire des Vers d’Amours une nouvelle expression des lamentations de l’amant courtois. Ainsi, les deux poèmes occupent une place emblématique dans le panorama de la littérature artésienne de leur époque, dans le signe de l’interférence des styles et des registres poétiques.

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Filologicamente. Studi e testi romanzi, Bologna, Bononia University Press, 2018

ISBN 978-88-6923-268-8, pp. 177, euro 25

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Il primo volume di una nuova serie, come la gemma centrale di una collana, incontra sempre l’occhio e l’obbligo di sciogliere alcuni interrogativi naturali dei lettori: ‘perché dovremmo leggervi?’, ‘in che misura e in cosa la vostra collana si distingue da quelle che affollano le librerie e le biblioteche?’.
Il percorso che ha portato alla pubblicazione del primo volume di «Filologicamente. Studi e testi romanzi» è semplice e con tale freschezza lineare viene incontro a quelle, pure opportune, domande: si raccolgono qui anzitutto le ricerche di Filologia romanza elaborate nell’Università di Bologna, le ricerche degli allievi di un autentico laboratorio. Work in progress, col suo sorridente acronimo wip, era stata del resto la prima ipotesi di titolo, legata a quello che ancora qualifica i vivaci Seminari di Filologia romanza che si tengono nel Dipartimento di Filologia classica e italianistica. Dall’officina filologica ossia dagli strumenti umani della filologia, questa collana nuova prende il suo più intimo colore: sin dall’immagine medievale e bolognese posta in copertina, con la miniatura della costruzione di San Petronio – una costruzione lenta, artigianale, plurale quanto specializzata nel particolare sistema e perciò attenta – sino al titolo scelto che al più beneaugurante “Studi e testi” premette un avverbio; anzi, si potrebbe dire, che l’atto di preferire al sostantivo l’avverbio (con ogni intrinseco rimando al modo e all’attitudine, al metodo insomma) ci sembra di per sé un tratto caratterizzante e prezioso.
La collana proporrà due numeri ogni anno, uno miscellaneo e un secondo tematico: il primo raccoglierà lavori maturi e selezionati di allievi, il secondo gli atti delle giornate di studio che concludono solitamente il corso di Filologia romanza  ogni anno accademico, giornate in cui le ricerche originali e il sapere di scelti specialisti convenuti a Bologna, italiani e stranieri, provano a fare il punto su questioni e temi significativi per la disciplina. Così, al momento di licenziare il presente volume, mentre si disegna già l’architettura scientifica del prossimo convegno di maggio che sarà dedicato alle Prophecies de Merlin, è in corso di lavorazione il secondo numero di «Filologicamente»: Per i romanzi di Alessandro Magno. Storie, incontri, tradizioni testuali.

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Stilnovo e dintorni, a cura di Marco Grimaldi e Federico Ruggiero, Roma, Aracne, 2017 (Dulces Musae, 14).

ISBN 978-88-255-0886-4, 340 pp., 24,00 euro

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Di che cosa parliamo quando parliamo di Stilnovo? A partire da De Sanctis, con Stilnovo si intende di solito un piccolo gruppo di poeti strettamente legati a Dante Alighieri per ragioni stilistiche o per prossimità biografica. Ma lo Stilnovo è un’invenzione di Dante o è stato un movimento letterario, una scuola, un circolo di amici e poeti? O è un semplice concetto storiografico? Il volume si propone di verificare se sia ancora utile parlare di Stilnovo; e lo fa attraverso nove saggi che si chiedono in che misura i poeti solitamente raggruppati sotto questa categoria abbiano utilizzato la stessa lingua, gli stessi strumenti retorici, la stesse forme poetiche e in che modo abbiano influenzato la letteratura italiana.

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Teodoro Patera, Parler dulcement d’amur. Identità, desiderio, racconto nei testi antico-francesi della leggenda di Tristano (XII sec.), Macerata, eum edizioni università di macerata, 2018.

ISBN 978-88-6056-534-1, 294 pp., 18,00

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Nella cosiddetta fine lunga del romanzo di Thomas d’Angleterre, Isotta, giunta troppo tardi, si rivolge al corpo esanime dell’amato e scandisce un’ipotesi impossibile, fantasticando che, se fosse arrivata in tempo, avrebbe salvato la vita a Tristano e gli avrebbe parlato – dulcement – del loro amore. Anche se solo per via ipotetica, l’eroina si appropria, con le sue ultime parole, del ruolo che la tradizione attribuisce notoriamente al protagonista maschile: quello di cantore della sua storia, di narratore della parabola tristaniana. Il quadro perfetto dell’idillio amoroso è, per quest’amante esemplare, una fusione di baci e racconto, abbracci e memoria. La condizione dell’amore è contemplata come una condizione narrativa. Amare è raccontare il proprio amore, figurarsi come personaggi, inscriversi in un narrato. L’amore è un atto di parola, senza essere per questo negato come atto fissato da una performance dei corpi, evento che si dipana tra due esistenze.

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Literature of the Crusades, Edited by Simon Thomas Parsons and Linda M. Paterson, Martlesham, Boydell & Brewer, 2018.

ISBN 9781843844587, 224 pp., 60,00 euro

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The interrelation of so-called "literary" and "historical" sources of the crusades, and the fluidity of these categorisations, are the central concerns of the essays collected here. They demonstrate what the study of literary texts can do for our historical understanding of the crusading movement, challenging earlier historiographical assumptions about well-known poems and songs, and introducing hitherto understudied manuscript sources which elucidate a rich contemporary compositional culture regarding the matter of crusade.
The volume discusses a wide array of European textual responses to the medieval crusading movement, from the Plantagenet and Catalan courts to the Italy of Charles of Anjou, Cyprus, and the Holy Land. Meanwhile, the topics considered include the connexions between poetry and history in the Latin First Crusade texts; the historical, codicological and literary background to Richard the Lionheart's famous song of captivity; crusade references in the troubadour Cerverí of Girona; literary culture surrounding Charles of Anjou's expeditions; the use of the Mélusine legend to strengthen the Lusignans' claim to Cyprus; and the influence of aristocratic selection criteria in manuscript traditions of Old French crusade songs. These diverse approaches are unified in their examination of crusading texts as cultural artefacts ripe for comparison across linguistic and thematic divides.

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L’Italia dei trovatori, a cura di Paolo Di Luca e Marco Grimaldi, Roma, Viella, 2017 (I libri di Viella, 267).

ISBN 9788867288755, 260 pp., 30,00 euro

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La poesia trobadorica ha influito profondamente sulla cultura italiana, sia perché costituisce il modello principale della lirica amorosa sia perché i trovatori, la cui presenza al di qua delle Alpi si intensifica tra XII e XIII secolo, hanno spesso preso parte alle vicende storiche italiane e hanno cantato non solo d’amore ma anche di politica, di morale, di eventi quotidiani. 
Con tale ventaglio tematico ben presente, i saggi raccolti in questo volume inaugurano nuove prospettive su alcuni contesti (Genova, Pisa, la corte estense), personaggi (Federico II) ed eventi (le lotte tra le partes nell’Italia del Duecento), nonché su forme letterarie (la poesia storico-politica e comico-satirica), dinamiche di circolazione dei manoscritti e applicazione ai componimenti poetici di categorie interpretative delle scienze storiche, dimostrando come i testi trobadorici costituiscano una fonte di estremo interesse non solo per i filologi bensì per tutti gli studiosi della storia dell’Italia medievale.

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Il «Lucidario» bergamasco (Biblioteca Civica Angelo Mai, ms. MA 188), edizione critica a cura di Marco Robecchi, Milano, Ledizioni, 2017 (Biblioteca di Carte Romanze, 5).

ISBN 978-88-6705-571-5, 358 pp.

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Composto al volgere del secolo XI, l’Elucidarium di Onorio Augustodunense godette di un’enorme fortuna nel corso di tutto il Medioevo. I manoscritti dell’originale latino sono centinaia, e altrettanto eccezionale è il numero di versioni nelle varie lingue europee. In ambito italiano si contano una traduzione dal francese, conservata da una trentina di codici, e tre volgarizzamenti dal latino, uno milanese, uno bolognese e uno bergamasco. Di quest’ultimo, tramandato da un unico manoscritto della metà del XV secolo, si offre qui per la prima volta l’edizione critica. Lo studio che la correda ne ricostruisce la genesi entro l’ambiente delle confraternite laiche che nella Bergamo quattrocentesca collaborarono strettamente con gli ordini mendicanti. All’interesse che ne consegue sul piano storico documentario si assomma quello linguistico, trattandosi di un testimone importante del volgare impiegato nella cittadina orobica, aperto agli usi delle scriptae sovramunicipali padane ma ancora poco permeabile all’influsso del toscano in via di affermazione. 

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«Or vos conterons d’autre matiere». Studi di filologia romanza offerti a Gabriella Ronchi, a cura di Luca Di Sabatino, Luca Gatti, Paolo Rinoldi, Roma, Viella, 2017.

ISBN 9788867288908, 328 pp., 35,00 euro

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Questa raccolta di saggi di filologia romanza offerta a Gabriella Ronchi da amici e allievi contiene studi su testi e autori di cui la dedicataria della miscellanea si è occupata (il Milione, il Tristano di Béroul, volgarizzamenti, Ariosto), ma è aperta a vari generi della produzione medievale (epica, lirica, narrativa breve e allegorica), con particolare attenzione per le aree italiana e gallo-romanza. Le escursioni su temi moderni e contemporanei ampliano la visuale oltre i confini del Medioevo.

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Federico Saviotti, Raimbaut de Vaqueiras e gli altri. Percorsi di identificazione nella lirica romanza medievale, Pavia, Pavia University Press, 2017.

ISBN 9788869520730, 270 pp., 21,00 euro

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Nell’opera del trovatore Raimbaut de Vaqueiras (attivo tra il 1188 e il 1205), al contempo straordinariamente ‘personale’ e ‘aperta’ verso il reale rispetto a quella dei poeti suoi contemporanei, la rappresentazione dell’identità e dell’alterità costituisce un aspetto cruciale e per certi versi fondante.
Mettendo a frutto tale chiave di lettura, questo libro intende proporre un tentativo globale di avvicinamento all’identità dell’autore, valorizzando le alterità con cui essa si confronta. La poesia che le costruisce e le tramanda, dal momento della sua composizione a quello della sua diffusione e raccolta nelle sillogi manoscritte, è esaminata nei diversi capitoli mediante una molteplicità di punti di osservazione e approcci che contribuiscono a porne in luce la sostanziale coerenza.

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Calendari. L'uomo, il tempo, le stagioni, a cura di Sonia Maura Barillari e Martina Di Febo, Aicurzio, Virtuosa-Mente, 2018.

ISBN 978-88-98500-21-5, 494 pp., 49,00 euro

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Il Mistero provenzale di sant’Agnese, Edizione critica con traduzione e trascrizione delle melodie a cura di Silvia De Santis, Roma, Viella, 2016 (Biblioteca di Studj Romanzi, 1)

ISBN 9788867286348, 368 pp., 45 euro

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Segnalato da Gianfranco Contini quale reperto preziosissimo «della primitiva sintesi poetico-musicale (o piuttosto musicale-poetica) del teatro medievale», il Mistero provenzale di sant’Agnese, tramandato dal codice Chig. C. V. 151 della Biblioteca Apostolica Vaticana, rappresenta forse la testimonianza più rilevante della drammaturgia medievale in lingua occitana.
Opera di indubbio interesse linguistico quale documento della varietà scritta e parlata in Provenza, essa ha suscitato l’attenzione degli studiosi anche per la specifica presenza di brani lirici ispirati a motivi musicali sacri e profani, comprese alcune fra le più celebri composizioni trobadoriche. Attualmente strutturato in tre “atti” fondamentali (il Giudizio, il Lupanare e il Martirio), del Mistero non colpisce soltanto la forza drammaturgica, ma anche la ricchezza delle didascalie, redatte in un latino di influsso fonetico largamente occitano. Parimenti, la varietà dei personaggi non impedisce la nettezza dei loro singoli profili.
Notevole è infine l’effetto della messinscena, con tanto di apparizioni angeliche e demoniache fino alla miracolosa crescita dei capelli (scenicamente risolta mediante l’invio ad Agnese, da parte di un angelo, di un indumentum capillorum) e al rogo della martire.

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Lorenzo Mainini, Gli anni della tradizione: testi, codici e culture (secc. XII ex.-XIV in.). Capitoli per una storia materiale, Roma, Viella, 2017 (Biblioteca di Studj Romanzi, 2).

ISBN 9788867289431, 356 pp., 35,00 euro

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Ogni frammento della società bassomedievale ridefinisce nei rapporti politici e sociali anche uno specifico rapporto tra la cultura scritta e la sua fruizione: dal monastero al convento, dalla scuola cattedrale all’università, la corte e le città; figure cariche di rinnovate designazioni antropologiche e – sul piano materiale – denotative di quei nuovi attori che orientano e governano la trasmissione dei testi.
Alla fine del secolo XII e lungo tutto il Duecento, il lento spegnersi dell’egemonia monastica e il sopraggiungere di altre culture – conventuale, universitaria, laica e professionale –, insieme alla piena affermazione delle letterature volgari, si riverberano in una nuova “biblioteca”: nuove reti testuali e una complessiva mutazione della “memoria discorsiva” prodotta dalla trasmissione dei testi.
“Gli anni della tradizione” segnano, dunque, quella fase storica lungo la quale il testo materialmente inteso (il libro classico, storiografico, giuridico, filosofico, teologico e letterario), fra le mani dei lettori e nelle singole biblioteche – memoriali e istituzionali –, rispecchia e riproduce la tensione fra i saperi, o i generi letterari, e il loro ordinamento in corpora culturali.

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I libri che hanno fatto l’Europa. Manoscritti latini e romanzi da Carlo Magno all’invenzione della stampa, Roma, Bardi Edizioni, 2016 (Storia dell’Accademia dei Lincei – Studi, 5).

ISBN 978-88-218-1134-0, 386 pp + 180 tavole a colori fuori testo, 60,00 euro

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L’Europa deve ancora interrogarsi in maniera profonda sulla propria identità culturale, tanto più in un periodo di grandi contraddizioni, caratterizzato dalla crisi economica, dall’instabilità politica, guerre e flussi migratori. Visioni isolazionistiche dell’Europa si scontrano con altre più ampie e aperte. La complessità della cultura europea, la sua natura aperta e non univoca, si riflette nella straordinaria pluralità di culture e di libri nei quali è stata trasmessa. Scopo della Mostra è rappresentare materialmente, attraverso alcune opere fondamentali e l’evoluzione della forma-libro, dalla riforma carolingia alla rivoluzione gutenberghiana, il comune percorso storico-culturale che ha portato dalla cultura e letteratura classico-cristiana e mediolatina a quella romanza e moderna e quindi alla cultura europea occidentale. Nella mostra, curata da Roberto Antonelli, Michela Cecconi e Lorenzo Mainini, sono presentati 180 manoscritti e stampe, in gran parte della Biblioteca Corsiniana dell’Accademia dei Lincei e in parte in prestito da altre grandi Biblioteche pubbliche romane (Angelica, Casanatense, Nazionale, Vallicelliana), oltre che dalla collezione della Biblioteca Apostolica Vaticana. Accanto ai manoscritti latini e romanzi, sono esposti anche manoscritti greci, arabi ed ebraici, per illustrare le grandi tradizioni che hanno contribuito a formare la cultura europea. Organizzata dall’Accademia Nazionale dei Lincei e dal Dipartimento di Studi europei, americani e interculturali di “Sapienza” Università di Roma in connessione col XXVIII Congresso internazionale di Linguistica e Filologia romanza, sarà aperta presso la Biblioteca Corsiniana fino al 23 luglio 2016, la mostra offre l’occasione di far conoscere il patrimonio culturale delle biblioteche di Roma ai giovani e al più ampio pubblico, attraverso i libri che nei secoli, “hanno fatto” gli Europei.

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