Novità librarie di interesse romanistico del 2017

 

Silvio Melani, Piruç myò doç inculurit e o biello dumnlo di valor. Per l'interpretazione della più antica lirica friulana, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2017 (Scrittura e scrittori. Nuova serie, 1).

ISBN 978-88-6274-740-0, 148 pp., 18,00 euro

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Piruç myò doç inculurit e [O] biello dumnlo di valor, due delle tre più antiche liriche composte in lingua friulana, sono giunte a noi in maniera del tutto fortunosa, su lacerti di pergamena. Nonostante siano state, a partire dall’Ottocento, oggetto di varie edizioni e di studi puntuali, molti luoghi del loro testo hanno fino ad oggi resistito all’acribia dei filologi. Inoltre, il testo di Piruç myò doç inculurit ha finora lasciato senza risposta certa alcune domande importanti: quando fu scritto e da chi? Di quale genere di poesia si tratta? E cosa intendeva davvero il poeta con l’immagine del Piruç (‘pera’) che apre il primo verso del ritornello, senz’altro inaspettata in una lirica amorosa di tono cortese? Ma molti altri interrogativi si pongono a chi legge il testo non frettolosamente. E soprattutto a chi lo legge insieme all’altro, [O] biello dumnlo di valor, di certo non meno problematico. Da qui la scelta di riesaminare a fondo entrambe le liriche, in due saggi distinti ma che si richiamano continuamente e che, senza pretendere di giungere a conclusioni definitive, formulano nuove ipotesi, tanto per la ricostruzione di luoghi controversi delle due poesie quanto per la loro esegesi, condotta con l’ausilio di altri testi e di raffronti iconografici. Se l’autore ha visto bene, un mondo segreto e costretto alla clandestinità ha celato alcuni dei suoi insegnamenti (e delle sue paure) in queste due liriche all’apparenza “disimpegnate”, “ingenue”.

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Carta de Logu d’Arborea. Edizione critica secondo l’editio princeps (BUC, Inc. 230), a cura di Giulia Murgia, Milano, FrancoAngeli, 2016.

ISBN 978-88-917-4237-7, 714 pp., 58 euro

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La Carta de Logu d’Arborea è un corpus di norme scritto in sardo arborense, promulgato dalla giudicessa Eleonora alla fine del Trecento, a parziale aggiornamento della Carta de Logu emanata a suo tempo dal padre, il giudice Mariano IV. Dopo un periodo di circolazione manoscritta del testo, di cui sopravvive un unico testimone (Cagliari, Biblioteca Universitaria, ms. 211), vede la luce, in una data imprecisata dell’ultimo ventennio del XV secolo, forse per volontà degli ufficiali viceregi, la prima edizione a stampa, conservatasi in due esemplari (Cagliari, Biblioteca Universitaria, Inc. 230; Torino, Biblioteca Reale, Inc. I, 44). La redazione della Carta de Logu tràdita dall’incunabolo – di cui in questo volume si fornisce per la prima volta l’edizione critica – è parzialmente differente rispetto a quella fino ad allora circolante: la fisionomia testuale risulta infatti sostanzialmente mutata sotto molti aspetti, a partire dall’integrazione del Codice rurale di Mariano IV.
La Carta de Logu è inoltre fonte preziosa per la conoscenza della lingua sarda. Per tentare di definirne la fisionomia linguistica non è sufficiente constatare in essa il travaglio linguistico che caratterizza l’arborense medievale. Le strategie di elevazione del dettato e lo sforzo di elaborazione di una lingua sovramunicipale sono infatti un indizio rivelatore delle relazioni politico-culturali esistenti nella Sardegna medievale e ci mostrano in filigrana le direttrici del progetto linguistico che presiede alla stesura di quel corpus normativo nel quale il Giudicato arborense riconosce la propria identità.

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Alvaro Barbieri, Angeli sterminatori. Paradigmi della violenza in Chrétien de Troyes e nella letteratura cavalleresca in lingua d’oïl, Padova, Esedra, 2017.

ISBN 978-88-6058-105-1, 212 pp., 20 euro

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Esseri meravigliosi, colorati e radianti, sacralizzati dalla loro maestà equestre e dalla luminosità delle armi che li rivestono: i cavalieri basso-medievali veicolano un immaginario di segno positivo, euforico e pieno di charme, tanto da prestare i loro tratti alle rappresentazioni figurative delle schiere angeliche. Ma gli angeli, dice il Poeta, sono tutti tremendi, e anche i milites dell’età feudale hanno un volto terribile. Per la madre di Perceval, essi sono i demoni sterminatori «di cui la gente si lamenta, quelli che uccidono tutto ciò che toccano».Questo studio prende in esame i grandi temi e i modi d’espressione della violenza cavalleresca. L’indagine fa perno sulla narrativa in versi di Chrétien de Troyes, ma tiene conto di un ampio corpus – romanzesco ed epico – in lingua d’oïl. L’aggressività, i “modi bruschi” e lo stile di vita dei bellatores vengono analizzati nelle loro manifestazioni testuali, evidenziando i rapporti tra pratiche concrete e sostrati mitici, tra modelli antropologici e trasfigurazioni glorificanti. L’impiego massivo di metodi e concetti desunti dalla storiografia militare, dall’etologia e dalle scienze umane non intende ridurre le opere letterarie a puri documenti, ma ambisce a valorizzare l’articolatissimo plesso di elementi culturali che concorrono a determinarne il senso. L’idea di fondo di questo libro è che la “poesia eroica” antico-francese, tra romans e chansons de geste, esprima un costrutto ideologico in cui convergono ed entrano in relazione – volta a volta e secondo diversi dosaggi – dati di realtà, condizionamenti socio-economici, universali del comportamento umano, invarianti delle tradizioni guerriere, valori etici cristiani, schemi iniziatici di ascendenza etnica, contenuti simbolici e strutture mentali

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Luciana Borghi Cedrini, Ai confini della lingua d’oc (Nord-Est occitano e lingua valdese), a cura di Andrea Giraudo, Walter Meliga, Giuseppe Noto, Modena, Mucchi, 2017

ISBN 978-88-7000-712-1, 271 pp., 35 euro

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Il volume raccoglie ricerche linguistiche su due aree complesse e poco frequentate del dominio d’oc, che rappresentano una sorta di Occitania “periferica” per collocazione geografica e storico-culturale. Oggetto delle ricerche è la lingua delle opere religioso-morali del ms. Paris, BnF, fr. 1747 (volgarizzamento del Liber scintillarum e altri testi associati) e della letteratura valdese (in particolare del Bestiario nella redazione del ms. Cambridge, University Library, Dd XV 29): l’indagine costituisce un contributo alla definizione e all’interpretazione delle scriptae medievali romanze.

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Mario Alinei - Francesco Benozzo, DESCI. Dizionario etimologico-semantico dei cognomi italiani, Savona, PM Edizioni, 2017

ISBN 978-88-99565-44-2, 256 pp., 20 euro

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Anche i cognomi sono parole del linguaggio comune, la cui origine si lascia rintracciare seguendo le regole dell’etimologia; e in Italia, pure essendosi affermati nel Medio Evo, essi risalgono, nella maggior parte, alla storia antica e alla preistoria. Per cui le categorie semantiche rivelate dalla ricerca sono in gran parte le stesse che appaiono nei dizionari etimologici e in quelli di toponomastica. Lo studio dei cognomi è quindi importante non solo per la linguistica, ma anche per la sociologia e per la storia e la preistoria culturale della loro area di formazione e diffusione. Con alcune aggiunte, e in una prospettiva etimologica diversa, i cognomi di questo libro sono i circa 15.000 analizzati nel Dizionario dei Cognomi Italiani di Emidio De Felice. La loro risistemazione per area semantica consente di valutare la diversa incidenza delle varie componenti storiche e sociali che sottendono alla loro formazione, suggerendo una dimensione meno aneddotica e più stratigrafica della vita delle nostre parole.

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Herman Braet, Nouvelle bibliographie du Roman de la Rose, Leuven, Peeters (Synthema, 11).

ISBN 978-90-429-3409-2, XXIV-210 pp., 84,00 euro

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Le Roman de la Rose, généralement attribué à deux auteurs du treizième siècle, est devenu pour la critique moderne le texte paradigmatique de l'allégorie profane.
Au cours des vingt cinq dernières années, cette oeuvre complexe a fait l'objet d'une pléthore de nouvelles publications. Des travaux qui portent notamment sur les manuscrits et éditions, les nombreux thèmes, personnages, motifs, la voix des auteurs de l'entreprise, son iconographie et sa fortune, tant médiévale que contemporaine.
Une nouvelle bibliographie commentée s'imposait, inventoriant au passage, parmi d'autres questions, celle de l'unité / dualité du poème, ainsi que l'importante « Querelle » dont la Rose a fait l'objet. En annexe, deux index.

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Massimiliano Gaggero, Per una storia romanza del rythmus caudatus continens. Testi e manoscritti dell'area galloromanza, Milano, Ledizioni, 2016 (Consonanze, 2)

ISBN 9788867054862, 376 pp., 26,00 euro

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Il rythmus caudatus continens è una tipologia metrica attestata nel Medioevo dalle Artes rythmicae latine e diffusa nelle letterature francese, provenzale, italiana e catalana, in un periodo che va dal XII al XV secolo e oltre. Pur senza costituire un genere letterario, i testi scritti in rythmus caudatus continens presentano, nelle diverse letterature, importanti somiglianze tematiche. Questo libro offre una sintesi della circolazione del metro partendo dallo studio dei testi composti nell’area galloromanza, che intreccia analisi metrico-stilistica, contenutistica e filologica. Vengono così descritte le costanti e i punti di snodo della tradizione, e presentate delle ipotesi sul modo in cui il rythmus caudatus continens è stato trasmesso alle letterature italiana e catalana, costituendosi in tal modo come un elemento importante della coesione del sistema letterario europeo del Medioevo.

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La poesia in italia prima di Dante, a cura di Franco Suitner, Ravenna, Longo Editore, 2017 (Il Portico, 172)

ISBN 978-88-8063-958-9, 29,00 euro

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Il volume raccoglie di atti del Colloquio Internazionale di Italianistica "La poesia in Italia prima di Dante", tenutosi a Roma nel giugno 2015.

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Il Mistero provenzale di sant’Agnese, Edizione critica con traduzione e trascrizione delle melodie a cura di Silvia De Santis, Roma, Viella, 2016 (Biblioteca di Studj Romanzi, 1)

ISBN 9788867286348, 368 pp., 45 euro

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Segnalato da Gianfranco Contini quale reperto preziosissimo «della primitiva sintesi poetico-musicale (o piuttosto musicale-poetica) del teatro medievale», il Mistero provenzale di sant’Agnese, tramandato dal codice Chig. C. V. 151 della Biblioteca Apostolica Vaticana, rappresenta forse la testimonianza più rilevante della drammaturgia medievale in lingua occitana.
Opera di indubbio interesse linguistico quale documento della varietà scritta e parlata in Provenza, essa ha suscitato l’attenzione degli studiosi anche per la specifica presenza di brani lirici ispirati a motivi musicali sacri e profani, comprese alcune fra le più celebri composizioni trobadoriche. Attualmente strutturato in tre “atti” fondamentali (il Giudizio, il Lupanare e il Martirio), del Mistero non colpisce soltanto la forza drammaturgica, ma anche la ricchezza delle didascalie, redatte in un latino di influsso fonetico largamente occitano. Parimenti, la varietà dei personaggi non impedisce la nettezza dei loro singoli profili.
Notevole è infine l’effetto della messinscena, con tanto di apparizioni angeliche e demoniache fino alla miracolosa crescita dei capelli (scenicamente risolta mediante l’invio ad Agnese, da parte di un angelo, di un indumentum capillorum) e al rogo della martire.

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L'espressione dell'identità nella lirica romanza medievale, a cura di Federico Saviotti e Giuseppe Mascherpa, Pavia, Pavia Università Press, 2016 (Miscellanee scientifiche)

ISBN 978-88-6952-046-4, 158 pp., 16,00 euro

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La lirica medievale, comunemente riconosciuta come momento autorale della moderna “poesia dell’io”, si rivela un campo d’indagine privilegiato per la ricerca sulla consistenza degli elementi espressivi, testuali o melodici, che rimandano ad un’identità, tanto individuale quanto collettiva, all’interno di un idioletto estremamente standardizzato.
I saggi qui raccolti affrontano aspetti diversi delle numerose problematiche che attraversano, sotto questo profilo, la produzione vasta e multilingue che va dai trovatori fino a Petrarca e Villon, offrendo importanti elementi per la ricostruzione inevitabilmente caleidoscopica di ciò in cui i poeti del nostro Medioevo paiono identificarsi.

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Marcello Barbato, Le lingue romanze. Profilo storico-comparativo, Roma-Bari, Laterza, 2017

ISBN 9788859300328, 192 pp., 20,00 euro

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Questo manuale si prefigge di fornire una presentazione semplice ma rigorosa dei principali cambiamenti fonologici e morfosintattici dal latino alle lingue romanze. L’evoluzione è studiata sistematicamente per sardo, romeno, italiano, romancio, francese, occitano, catalano, spagnolo e portoghese, ma non si esita a ricorrere ad altre varietà quando appaia opportuno. Il libro si apre con una breve introduzione metodologica alla linguistica storico-comparativa (cap. 1) e con una presentazione delle lingue romanze, volta soprattutto a familiarizzare il lettore con i loro sistemi grafici (cap. 2). Un capitoletto, nomenclatorio più che teorico, sul mutamento fonologico (3) introduce lo studio del vocalismo (cap. 4) e del consonantismo storico romanzo (cap. 5). Analoghi capitoli metodologici (6, 8) precedono lo studio della morfologia (cap. 7) e della morfosintassi (cap. 9). Il capitolo finale (10), dedicato alla classificazione delle lingue romanze, permette di ripercorrere i principali tratti evolutivi studiati.

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Segnalazioni bibliografiche del 2016

Segnalazioni bibliografiche del 2015

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