Novità librarie di interesse romanistico del 2020

Francesco Benozzo, Poesia, scienza e dissidenza. Interviste (2015-2020), con una premessa di Franco Cardini, Bologna, Biblioteca Clueb, 2020.

ISBN 978-88-31365-15-4, 112 pp., 15 euro

Un libro sulla filologia come pratica del dubbio, nell’epoca in cui siamo chiamati ad affidarci senza riserve alla scienza. Soprattutto in un periodo come quello attuale, in cui ci rendiamo conto delle conseguenze concrete e spesso invasive che il pensiero scientifico può avere sulle nostre vite, diventa necessario rivendicare con forza i principi su cui la scienza moderna, da Galileo in poi, è fondata: la confutabilità, il dialogo, l’arte del dubbio su ogni verità. Come scrisse Richard Feynman, il fisico americano premio Nobel nel 1965, «la vera ricerca scientifica si basa sull’irriverenza». Attraverso dodici interviste rilasciate negli ultimi cinque anni, questo libro lascia emergere il punto di vista di un intellettuale poliedrico in cui la scienza, la poesia e la musica si intrecciano in una articolata e mai scontata visione delle cose.

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Body and Spirit in the Middle Ages. Literature, Philosophy, Medicine, edited by Gaia Gubbini, Berlin, De Gruyter, 2020.

ISBN 978-3-11-061591-3, VI + 284 pp., 99,95 euro (+ open access)

A crucial question throughout the Middle Ages, the relationship between body and spirit cannot be understood without an interdisciplinary approach – combining literature, philosophy and medicine. Gathering contributions by leading international scholars from these disciplines, the collected volume explores themes such as lovesickness, the five senses, the role of memory and passions, in order to shed new light on the complex nature of the medieval Self.

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«Ad consolationem legentium». Il Marco Polo dei Domenicani, a cura di Maria Conte, Antonio Montefusco, Samuela Simion, Venezia, Edizioni Ca' Foscari, 2020.

ISBN 978-88-6969-440-0, 235 pp., 30 euro

Fin dall’inizio del Trecento i Domenicani dedicano una speciale attenzione al Devisement dou monde di Marco Polo e Rustichello da Pisa, intuendone il valore scientifico e le potenzialità come strumento per l’evangelizzazione dell’Asia. Mediante una stratificata opera di traduzione e talvolta di riscrittura, l’Ordine si appropria del libro, modificandone in parte pubblico e ruolo e promuovendo il suo autore, sebbene laico, ad auctoritas. Avvalendosi di più metodi di indagine (filologico-linguistico, storico-culturale, archivistico-documentario), i contributi raccolti in questo volume offrono una rappresentazione del rapporto tra Marco Polo e i Predicatori. Il primo frutto di queste ricerche è il ritrovamento di una pergamena custodita presso l’Archivio di Stato di Venezia che certifica definitivamente la presenza di un rapporto diretto tra Marco Polo e i frati del convento dei SS. Giovanni e Paolo, centro di rilievo, legato alla cultura laica da una fitta rete di rapporti che si estende a figure di spicco del preumanesimo veneto. Il secondo livello d’indagine riguarda l’opera del frate Francesco Pipino da Bologna, che con la versione P e il Chronicon assicura al testo di Marco un successo internazionale e di lunga durata.

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Cesare Mascitelli, La Geste Francor nel cod. marc. V13. Stile, tradizione, lingua, Strasbourg, ELiPhi, 2020 (collection TraLittRo – Études et textes romans du Moyen Âge)

ISBN 978-2-37276-035-5, VIII + 378 pp., 45 euro

Il ms. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Fr. Z 13 (siglato V13 dagli specialisti) conserva, acefala e in attestazione unica, la Geste Francor, opera di un ignoto rimatore veneto attivo intorno agli anni Trenta-Quaranta del XIV secolo. Informata da un’impostazione squisitamente lignagère, questa monumentale compilazione – nella quale trovano posto, in una veste largamente rimaneggiata, le chansons di Bovo d’AntonaBerta da li pè grandiKarletoBerta e MilonRolandinOgier le Danois Machario – spicca nel panorama epico franco-italiano non solo per originalità, ma anche e soprattutto in virtù di una natura sfuggente e problematica. La Geste Francor pone infatti un cospicuo numero di difficoltà filologico-interpretative, che spaziano dalle componenti prosodiche, stilistiche e tematiche ai rapporti che essa intrattiene con le fonti perdute, giungendo infine alla singolare ambiguità della scripta, contraddistinta da un marcato ibridismo tra francese antico ed italiano. Allo studio di questi tre versanti – stile, tradizione e lingua – è dedicato il presente volume, nel quale, partendo dalle caratteristiche materiali del codice, ci si addentra progressivamente tra le maglie del testo per indagarne le strutture più profonde, con l’ambizione di restituire la Geste Francor e il ms. V13 al loro primitivo contesto storico-ricezionale e di delineare per questa via le strategie compilative e le competenze linguistiche dell’anonimo autore/rimaneggiatore.

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Linguistic Policies and Language Issues in Teacher Training, ed. Francesco Avolio, Antonella Nuzzaci, Lucilla Spetia, Lecce, Pensa MultiMedia, 2020.

ISBN 978-88-6760-690-0, 330 pp., 35 euro

The translation into English of the book Linguistic Policies and Issues in Teachers’ Training, testimony of the International Conference with the same title held at the Department (of Excellence) of Human Sciences of the University of L’Aquila, on April 18-19, 2018, is motivated by the wide international debate concerning the didactic uses of the language, that today are raising the interest of scholars from various sectors. The conference started from reflections on the twenty year-long application of the European Charter of Regional and Minority Languages, opened for signature on November 5, 1992 and entered into force on March 1, 1998, with the aim of addressing linguistic issues in initial and continuous teachers’ training in a transdisciplinary perspective. It focused on the difficulties of conciliation, convergence and integration of the different knowledges of the linguistic area that, although adopting different approaches and perspectives related to the scientific context in which they operate, can positively meet on the field of training, as a space of interaction for the identification of possible shared solutions and of “cultural and scientific intersection actions”, in order to promote a high quality teacher training, which today is at the center of a profound process of change. The problem of language has been tackled on different levels (disciplinary, cultural, didactic, curricular, political) and in an interdisciplinary perspective, in the encounter among specific sectors of the linguistic and philological areas (Romance Philology, History of the Language, Linguistics and Dialectology) and pedagogical area (General Didactics and Disciplinary Didactics) - characterized by their epistemic statutes, specific languages and precise investigation methodologies -, to open an unprecedented space for comparison between sector and didactic research. This comparison aimed to support the relationship between the dominant language (standard?), minority languages and dialects, to recognize the linguistic peculiarities and contexts of use, to promote plurality in an inclusive school capable of welcoming and promoting the differences. Thus, starting from advanced theoretical, methodological and practical approaches, capable of exploring the dynamic and multilayered nature of theory-practice relationships in language teaching, topics such as linguistic literacy, linguistic policies, the promotion of minority languages and dialects, the development of language, parlance, the socialization in formal contexts, language didactics with its learning and teaching methods (socially responsible), the linguistic learnings assessment were examined, as well as integration and interrelation with other disciplines, creative applications related to linguistic and symbolic resources, including new technologies. The publication of these Acts coincides with another twentieth anniversary of great importance, namely that of the approval of the Law 15 December 1999, no. 482 “Rules for the protection of historical linguistic minorities”. It intends to be a working tool - continuously in progress - for all those who believe that language is an individual and collective heritage, bearer of values and symbols, of diversity and equality.

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Il manoscritto Saibante-Hamilton 390. Edizione critica diretta da M.L. Meneghetti, coordinamento editoriale di R. Tagliani, con saggi, edizioni, formario e indici di M.G. Albertini Ottolenghi, D. Battagliola, S. Bertelli, M. Gaggero, R.E. Guglielmetti, S. Isella Brusamolino, G. Mascherpa, M.L. Meneghetti, L. Sacchi, R. Tagliani, Roma, Salerno Editrice, 2019 (in libreria dal 18/06/2020).

ISBN 978-88-6973-440-3, CCXVI-622 pp. + 20 tt., 148 euro

L’illustre codice Hamilton 390 della Staatsbibliothek zu Berlin (già Saibante), che il volume pubblica in edizione critica, ha destato l’interesse di alcuni tra i più grandi filologi romanzi dell’Otto e Novecento. Realizzato verosimilmente a Treviso nei primissimi anni Ottanta del Duecento, conserva un florilegio di testi latini e volgari di straordinaria importanza: è infatti «il primo manoscritto italiano a proporsi in forma di raccolta coerente, e i testi volgari in esso contenuti (spesso degli unica) rappresentano il più antico corpus di opere di carattere didattico-moraleggiante dell’Italia settentrionale. Le numerose miniature del codice intrecciano un fitto dialogo con i testi e hanno funzione non solo decorativa, ma anche, e ancor più, di complemento esegetico» (dall’Avvertenza, p. V). Il volume raccoglie, per la prima volta, l’edizione critica integrale di questo monumentum delle Origini italiane, accompagnato da uno studio multiprospettico che ripercorre la storia antica e moderna del codice, facendo emergere le particolarità del suo assetto materiale, ma anche i molti – e finora poco valorizzati – pregi letterari, artistici, storico-culturali che ne determinano la fisionomia. L’edizione complessiva, che permette in primo luogo di osservare l’oggetto nella sua materialità e nella sua realtà testimoniale, consente anche, da un lato, la piena intelligenza dei testi che lo compongono, esaminati nella loro peculiare stratificazione testuale e linguistica; dall’altro, offre l’opportunità d’indagare compiutamente il rapporto tra i testi e le illustrazioni che li corredano: un rapporto vistoso ed esplicito, che fa del manoscritto un caso pressoché unico nel panorama della produzione libraria dei primi secoli della letteratura italiana (ma anche europea).
Le note introduttive e i commenti puntuali a ciascuna delle opere, insieme al formario analitico completo (volgare e latino) relativo a tutti i testi contenuti, offrono un impianto esegetico il più aggiornato e sistematico possibile; gli studi codicologici e storicoartistici, nonché l’indagine sui paratesti e sull’impianto illustrativo, che alla parte propriamente esegetica si integrano in modo coerente, propongono, nel loro complesso, un nuovo ed efficace paradigma per lo studio dei grandi manoscritti letterari medievali.

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Avvertenza, p. V. Introduzione: 1. Gli studi sul manoscritto e il Progetto Saibante-Hamilton 390: status quaestionis, di M.L. Meneghetti, p. IX; 2. Materialità del codice: descrizione codicologica dei contenuti e questioni paleografiche, di S. Bertelli, p. XX; 3. Da Verona a Berlino: storia moderna del codice, di S. Bertelli, p. XLIX; 4. Le illustrazioni a piena pagina, le scritture seconde e l’ombra del committente, di M.L. Meneghetti, p. LVIII; 5. Intorno a S: la cultura libraria a Cipro nel XIV secolo, di M. Gaggero, p. LXXVI; 6. Le immagini nei testi: cultura figurativa, tecnica e stile, vicende critiche, di M.G. Albertini Ottolenghi, p. XCVII; 7. I rapporti fra testi, paratesti e illustrazioni, di M.L. Meneghetti, p. CXI; 8. Elementi linguistici per una localizzazione, di D. Battagliola, R.E. Guglielmetti, S. Isella Brusamolino, G. Mascherpa, L. Sacchi, R. Tagliani, p. CXXXI; 9. Fisionomia, significato e destinazione del recueil, di G. Mascherpa, M.L. Meneghetti, L. Sacchi, R. Tagliani, p. CLII; Bibliografia, p. CLXVII; Nota al testo: 1. Criteri di edizione, p. CCXII; 2. Criteri di descrizione delle immagini, p. CCXVI. Testo critico: Disticha Catonis, a cura di R.E. Guglielmetti e G. Mascherpa, p. 3; Sortes apostolice ad explanandum, a cura di R.E. Guglielmetti, p. 35; Exempla, a cura di R.E. Guglielmetti, p. 36; Calendario dietetico, a cura di R.E. Guglielmetti, p. 56; Ad explanandum sompnium, a cura di R.E. Guglielmetti, p. 58; Uguccione da Lodi, Libro, a cura di L. Sacchi, p. 59; Pseudo-Uguccione, Istoria, a cura di L. Sacchi, p. 76; Conplexiones et certa de hominibus, a cura di R.E. Guglielmetti, p. 103; Girardo Pateg, Splanamento deli proverbii de Salamone, a cura di S. Isella Brusamolino, p. 104; Pater noster farcito, a cura di G. Mascherpa, p. 122; Proverbia que dicuntur super natura feminarum, a cura di R. Tagliani, p. 124; Liber Panfili, a cura di R.E. Guglielmetti e G. Mascherpa, p. 150; Novella latina in prosa (Kiçola), a cura di R.E. Guglielmetti, p. 203; Appendice, p. 205. Note introduttive e commenti: Disticha Catonis, di R.E. Guglielmetti e G.Mascherpa: 1. Il testo latino, di R.E. Guglielmetti, p. 207; 2. Il testo volgare, di G. Mascherpa, p. 212; 3. Appunti linguistici, di G. Mascherpa, p. 215; 4. Note di commento, p. 219. Testi latini della sezione centrale, di R.E. Guglielmetti: 1. Sortes apostolice ad explanandum e Ad explanandum sompnium, p. 231; 2. La silloge di voci di bestiario, favole ed exempla, p. 232; 3. Il calendario dietetico e le Conplexiones, p. 244; 4. Note di commento alle Sortes apostolice ad explanandum, p. 246; 5. Note di commento agli Exempla, p. 246; 6. Note di commento al calendario dietetico, p. 256; 7. Nota di commento alle Conplexiones, p. 256. Uguccione da Lodi, Libro - Pseudo-Uguccione, Istoria, di L. Sacchi: 1. I testi, p. 257; 2. Il Libro, p. 258; 3. L’Istoria, p. 263; 4. Appunti linguistici, p. 266; 5. Note di commento a Uguccione da Lodi, Libro, p. 277; 6. Note di commento a Pseudo-Uguccione, Istoria, p. 292. Girardo Pateg, Splanamento deli proverbii de Salamone, di S. Isella Brusamolino: 1. Il testo, p. 314; 2. Aspetti metrici, p. 319; 3. Appunti linguistici, p. 322; 4. Note di commento, p. 328. Pater noster farcito, di G. Mascherpa: 1. Il testo, p. 361; 2. Aspetti metrici, p. 362; 3. Appunti linguistici, p. 363; 4. Note di commento, p. 365. Proverbia que dicuntur super natura feminarum, di R. Tagliani: 1. Il testo, p. 368; 2. Datazione, p. 372; 3. Aspetti metrici, p. 372; 4. Problemi aperti: provenienza e lingua del testo, p. 374; 5. Note di commento, p. 384. Liber Panfili, di R.E. Guglielmetti e G. Mascherpa: 1. Il testo latino, di R.E. Guglielmetti, p. 426; 2. Il testo volgare, di G. Mascherpa, p. 430; 3. Appunti linguistici, di G. Mascherpa, p. 433; 4. Una proposta interpretativa, di G. Mascherpa, p. 437; 5. Note di commento, p. 438. Novella latina in prosa (Kiçola), di R.E. Guglielmetti: 1. Il testo, p. 459; 2. Note di commento, p. 461. Formario e indici: Avvertenza, di D. Battagliola, p. 465; Formario, di D. Battagliola, con la supervisione di M. Gaggero, G. Mascherpa e R. Tagliani, p. 469. Indice dei nomi e delle opere anonime, p. 586; Indice dei manoscritti citati, p. 605; Indice delle tavole, p. 611.

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Libro della natura degli animali. Bestiario toscano del secolo XIII, a cura di Davide Checchi, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2020 (Archivio romanzo, 36).

ISBN 978-88-8450-910-9, X-503 pp., 82 euro

Il Libro della natura degli animali (noto anche come Bestiario toscano) è il primo bestiario moralizzato in prosa della letteratura italiana. Composto nell’ultimo quarto del XIII impiegando fonti latine e francesi, questo testo fu copiato fino alla fine del XV secolo ed ebbe una notevole diffusione nell’area toscana, nell’Italia settentrionale e in Catalogna, dove fu tradotto in catalano nella prima metà del XIV secolo. Il presente volume ne offre un’edizione critica, per la prima volta fondata su un’analisi completa della tradizione diretta e indiretta.

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Bollettino dell'Opera del Vocabolario Italiano - Supplemento VII (2019) Italiano antico, italiano plurale. Testi e lessico del Medioevo nel mondo digitale. Atti del convegno internazionale in occasione delle 40.000 voci del TLIO (Firenze, 13-14 settembre 2018), a cura di Lino Leonardi e Paolo Squillacioti, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2019.

ISBN 978-88-3613-017-7, 264 pp., 25 euro

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Sergio Vatteroni, La Contemplazione della Passione di Cristo secondo le ore canoniche. Versioni occitane di Assisi e Rodez, versione occitano-catalana di Pavia, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2020 (Scrittura e scrittori. Collana di studi filologici, 6)

ISBN 978-88-3613-045-0, VI + 182 pp., 20 euro

Le prose occitane qui edite criticamente per la prima volta costituiscono tre versioni diverse di uno stesso testo, volgarizzato da un originale latino che deve aver circolato anch’esso in più redazioni, e di cui abbiamo una sola versione a stampa, più breve dei volgarizzamenti conservati, edita nella Patrologia Latina. L’opera in tre versioni è una Contemplazione della passione di Cristo secondo le ore canoniche; le versioni occitane sono tramandate dal ms. Assisi, Biblioteca di Chiesa Nuova, 9, e dal ms. Rodez, Bibliothèque Municipale, 60, mentre il ms. Aldini 28 della Biblioteca Universitaria di Pavia conserva una versione in lingua mista occitano-catalana. Di quest’ultima esiste l’edizione diplomatico-interpretativa pubblicata da Carlo Salvioni nel 1899; le altre due versioni sono, come detto sopra, inedite. Il ms. di Assisi, molto noto e studiato, è la più importante silloge conservata di testi francescani di ispirazione spirituale e beghina redatti in occitano; gli altri due mss., invece, poco o per nulla studiati, meriterebbero un’indagine più approfondita di quanto si è potuto fare qui. Insignificanti sotto l’aspetto letterario, le tre prose sono invece molto interessanti linguisticamente perché documentano, per la prima metà del XIV secolo, varietà particolari del sud-ovest del dominio occitano e, nel caso del ms. pavese, una lingua mista occitano-catalana di notevole interesse, che conferma ulteriormente l’esistenza, tra la fine del XIII e il XIV secolo, di questa varietà linguistica.

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La Filologia Medievale. Comparatistica, critica del testo e attualità. Atti del Convegno (Viterbo, 26-28 settembre 2018), a cura di Paolo Canettieri, Giovanna Santini, Rosella Tinaburri, Roberto Gamberini, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2019 (Filologia classica e medievale, 3).

ISBN 9788891319029, 270 pp., 180 euro

Studiosi di testi medievali latini, romanzi e germanici discutono temi e metodi che riguardano la critica del testo e la comparatistica linguistico-letteraria del medioevo europeo. Esperienze di ricerca maturate nelle tre aree disciplinari si incontrano al fine di pervenire a una migliore comprensione di fenomeni culturali complessi, in uno spettro temporale che va dall' antichità all' epoca contemporanea. Questo volume vuole offrire un terreno di confronto tra le filologie medievali, a partire dalle intersezioni poste dalla realtà storico-testuale. Ne scaturisce una riflessione sul contributo che la filologia può dare al mondo attuale, come disciplina storica, per la configurazione dei processi mentali, oltre che sociali e culturali. La filologia ha un ruolo fondamentale nella formazione di una coscienza del passato: attraverso la ricostruzione critica dei testi e della rete delle loro relazioni, recupera il senso della distanza e permette di ricostruire il passato nella sua specificità, imponendo un ragionamento sulle eventuali differenze tra il presente e il nostro futuro.

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Nel Duecento di Dante: i personaggi, a cura di Franco Suitner, Firenze, Le Lettere, 2020 (Società Dantesca Italiana - Centro di Studi e Documentazione Dantesca e Medievale - Quaderno 12).

ISBN 978-88-9366-125-6, 50 euro

Il volume presenta un ampio affresco del mondo storico e umano della Commedia, attraverso la trattazione di una serie selezionata di personaggi riferibili principalmente al Duecento. Studiosi di letteratura e storici si confrontano, ora offrendo dei rinnovati profili dei personaggi, ora analizzandone aspetti e caratteristiche ancora inedite. L’insieme degli interventi, concepiti in origine per un convegno tenutosi presso la Società Dantesca Italiana, offre ampio materiale per
approfondire alcuni dei principali nodi interpretativi del poema, affrontati attraverso un taglio interdisciplinare che mira a cogliere la complessità del mondo dantesco attraverso il campionario di umanità in esso rappresentato.

Indice: F. Suitner, Premessa - G.G. Merlo, Il santo: Domenico - A. Pegoretti, La suora mancata: Piccarda - F. Zambon, Il poeta-vescovo: Folchetto di Marsiglia - F. Meier, L’imperatrice: Costanza - F. Suitner, Il cantore: Casella - P. Porro, Il filosofo: Sigieri di Brabante - M. Ciccuto, Gli artisti: Cimabue e Giotto - G. Crimi, Gli indovini - M. Benedetti, L’eretico: Dolcino - S. Diacciati, Il ‘barone’: Corso Donati - L. Fiorentini, I traditori toscani della Caina - G. Albanese, Il guelfo sanguinario: Fulcieri da Calboli - F. Pirani, Il tiranno: Guido di Montefeltro - G. Todeschini, L’usuraio: Rinaldo Scrovegni - D. Carron, Il principe ‘senzaterra’: Carlo di Valois - S. Carocci, Il papa nepotista: Niccolò III - N. Applauso, Il capo della cancellieria imperiale: Pier della Vigna - A. Büttner, Due imperatori: Rodolfo e Alberto d’Asburgo - G.L. Potestà, Il personaggio-enigma: «un cinquecento diece e cinque».

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Gérard Gouiran, From Chanson de Geste to Epic Chronicle. Medieval Occitan Poetry of War, edited by Linda M. Paterson, London, Routledge, 2020.

ISBN 978-1-138-49322-3, 236 pp., £96.00

In this collection of essays Gérard Gouiran, one of the world's leading and much-loved scholars of medieval Occitan literature, examines this literature from a primarily historical perspective. Through texts offering hitherto unexplored insights into the history and culture of medieval Europe, he studies topics such as the representation of alterity through female figures and Saracens in opposition to the ideal of the Christian knight; the ways in which the narrating of history can become resistance and propaganda discourse in the clash between the Catholic Church and the French on the one hand, and the Cathar heretics and the people of Occitania on the other; questions of intertextuality and intercultural relations; cultural representations fashioning the West in contact with the East; and Christian dissidence in the twelfth and thirteenth centuries. Written in an approachable style, the book will be of historical, literary and philological interest to scholars and students, as well as any reader curious about this hitherto little-known Occitan literature.

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Il fiume dei racconti. Fonti arturiane latine, con traduzione e commento a cura di Paolo Galloni, Aicurzio (MB), Virtuosa-Mente, 2019.

ISBN 978-88-98500-34-5, 277 pp., 26 euro

Chi era re Artù, da quando esiste? L’unico modo per comprendere qualcosa della complessa leggenda del mitico sovrano è interrogare le fonti medievali, in particolare quelle latine che hanno preceduto la grande diffusione dei poemi in volgare. Il latino era la lingua della cultura alta e della storiografia, per questo i testi che qui si presentano, per la prima volta tutti insieme e preceduti da un’introduzione innovativa, erano percepiti come più autorevoli e storicamente affidabili. Se l’Artù dei poemi vernacolari è un re ideale e improbabile, quello latino è una figura paradossale e contraddittoria. Guerriero invincibile ma prepotente, sovrano iracondo, re scomparso di cui si attende il ritorno, antica salma oggetto di un sorprendente ritrovamento, l’Artù delle fonti latine è un personaggio sorprendente ancora da scoprire.

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Historia Troyana. Versos, edizione, traduzione, introduzione e note a cura di Marcello Barbato, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2020.

ISBN 978-88-3613-008-5, 216 pp., 17 euro

La Historia Troyana Polimétrica è una traduzione castigliana in prosa, ma con diversi brani versificati, del Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure. Oltre che come episodio della ricezione del romanzo francese in Spagna, l’opera è importante proprio per le sue parti in versi, che ne fanno un anello significativo della catena letteraria tra XIII e XIV secolo. L’autore sperimenta infatti diversi metri e registri (da quello epico a quello elegiaco a quello amoroso); per la particolare attenzione riservata alla storia di Troilo e Briseida la Historia appare inoltre come il primo saggio di novela sentimental in terra spagnola. Il volume offre dunque una nuova edizione dei brani in verso, accompagnati da una traduzione italiana e da un duplice apparato (filologico ed esegetico). L’introduzione presenta il quadro della trasmissione del testo, ne discute la data (proponendo di avanzare di qualche decennio la datazione di Menéndez Pidal), approfondisce il problema della forma prosimetrum, tratta in dettaglio della metrica e dello stile dei poemi, confrontati anche sistematicamente con la fonte francese. Si intende così favorire l’accessus del lettore italiano a questa joya della letteratura spagnola medievale.

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La lirica del/nel Medioevo: esperienze di filologi a confronto. Atti del V seminario internazionale di studio (L'Aquila, 28-29 novembre 2018), a cura di Lucilla Spetia, Magdalena León Gómez eTeresa Nocita, «Spolia», numero speciale 2019.

ISSN 1824-727X, 234 pp., 24 euro

Il volume raccoglie gli Atti del V Seminario internazionale di studi La lirica del/nel Medioevo: esperienze di filologi a confronto svoltosi presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila nei giorni del 28 e 29 novembre 2018, e ideato e organizzato da Lucilla Spetia, professore associato di Filologia e Linguistica romanza, con il contributo prezioso di Magdalena León Gómez, cui si affianca per la curatela Teresa Nocita. L’iniziativa dei Seminari nata quasi per scommessa nel 2014, è stata poi proseguita con tenacia da chi la organizza e accolta con crescente interesse da parte degli specialisti di diverse discipline e soprattutto degli studenti. Obiettivo di tali incontri è di individuare un tema che dia spazio al confronto interdisciplinare avendo come focus o punto di partenza il Medioevo, quindi un confronto non solo tra letterature di lingua diversa – volgari, latina e greca bizantina -, ma anche tra discipline apparentemente distanti da quelle filologiche, come la storia dell’architettura, la storia dell’arte, l’archeologia medievale, l’arte di divulgazione attraverso i mass media. [dall'Introduzione]

Indice, abstracts e introduzione

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Jacopo Cecchi, Rime, a cura di Benedetta Aldinucci, Roma, Salerno (Testi e documenti di letteratura e di lingua, 43)

ISBN 978-88-6973-449-6, lii + 162 pp., 24 euro

L’identità e la produzione del notaio e rimatore fiorentino ser Jacopo Cecchi sono state per oltre quattro secoli indissolubilmente legate al nome di Dante Alighieri: consacrata sotto la paternità dantesca dalla stampa della ‘Giuntina di rime antiche’ del 1527, la fortunatissima canzone Morte, perch’io non trovo a cui mi doglia è rimasta legata al nome dell’Alighieri fino alla fine dell’Ottocento, in virtú di una lettura da parte della critica che la voleva tessera estravagante della Vita nuova, necessaria a “completare” un capitolo del libello – quello sulla infermità, morte e assunzione in cielo di Beatrice – avvertito come carente. Copisti ed editori di Dante hanno dunque inteso la canzone quale accorato planctus del sommo poeta cagionato dalla mortale malattia di Beatrice, al punto di oscurare l’identità del meno celebre rimatore fiorentino, riportato all’attenzione degli studi solo sul finire dell’Ottocento, allorché ha cominciato a delinearsi la fisionomia di un poeta minore, mediocre autore di rime amorose, ma abile imitatore di Dante e del Petrarca. Attivo nelle istituzioni fiorentine dal 1315/26 al 1369, Jacopo Cecchi svolse l’incarico di ambasciatore per il Comune di Firenze e ricoprí l’ufficio di notaio della Signoria per il quartiere San Giovanni. Nel volume viene puntualmente ricostruita, grazie a nuove ricerche d’archivio, la sua identità storica, introduttiva all’edizione critica commentata del piccolo corpus rimico, che annovera, oltre alla canzone alla Morte, la canzone Lasso, ch’i’ sono al mezzo della valle e il capitolo ternario O sconsolate a pianger l’aspra vita, ora per la prima volta proposto a stampa. Seguono in Appendice la canzone O Morte, che la vita schianti e snerbi (forse del Cecchi, se lo Jacobus de Florentia cui la assegna il ms. Paris, Bibliothèque nationale de France, n.a. 1745, coincide con il rimatore fiorentino) e l’anonimo rifacimento tardo quattrocentesco o cinquecentesco, Morte, da che convien pur ch’io mi doglia, testimone dell’ampia fortuna arrisa alla canzone Morte, perch’io non trovo. Ogni componimento, opportunamente inquadrato all’interno del panorama poetico coevo, è corredato di apparato giustificativo che consente di verificare le scelte testuali diffusamente discusse anche nella Nota ai testi; mentre il commento è a servizio della comprensione del testo e indica i riferimenti letterari che si sono reputati piú probabili e certi.

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Filologicamente. Studi e testi romanzi III, a cura di Giuseppina Brunetti, Bologna, Bononia University Press, 2019.

ISBN 978-88-6923-379-1, xiv + 142 pp., 25 euro

Indice

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Cinque studi sul racconto medievale, a cura di Margherita Lecco, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2019 (Studi e ricerche).

ISBN 978-88-6274-999-2, xiv + 146 pp., 16 euro

Tutti gli studi che, specie negli ultimi vent’anni, hanno preso in esame il racconto medievale ne hanno messo in luce la molteplicità e ricchezza, e la novità di soluzioni retoriche. Tra i generi della letteratura europea dei secoli tra XII e XVI, il racconto si distingue dagli altri generi a vario titolo indicati come ‘narrativi’ – canzone di gesta e romanzo (ma anche opere a fondamento storico) - per la versatilità con cui vengono ad esserne declinate le proposizioni, sia lungo un asse diacronico, temporale, poiché prove di racconto si possono intendere già quasi formate nei secoli tardo-latini (come i *Dialogi *di Gregorio Magno), sia su un asse sincronico, poiché i racconti medievali, anche – se non soprattutto – nella loro accezione più compiuta, la novella, traggono materiali e vitalità da ogni comparto, storico, geografico, culturale, letterario. E, insieme, nel racconto si sperimentano, più che in altri generi, forme di scrittura variate per configurazione, per intento, per pubblico. I cinque studi che sono qui riuniti tornano ad esaminare, talora precisandone la definizione, alcuni tipi di racconto, prodotti nelle letterature medievali romanze, francese, occitana, italiana, spagnola.

Indice: Alberto Conte, Alle origini della novella in Italia: raccolte, modelli, tradizione testuale e codificazione del genere; Francesca Gambino, Sulla terminologia di alcuni ‘generi’ della narrativa breve in antico occitano: *conte*, *dictat*, *dictamen*, *faula*, *flabel*, *nova*, *novela *; Gaetano Lalomia, Come Calila non ha insegnato a raccontare. La narrativa breve castigliana nei secoli XIV e XV; Margherita Lecco, Sul racconto-cornice nella letteratura fra Medioevo e Rinascimento; Monica Longobardi, Da Gervasio di Tilbury a M.F. Delavouët: l’Istòri dóu rèi mort qu’anavo à la desciso.

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Paolo Trovato, Sguardi da un altro pianeta. Nove esercizi di filologia («Lai de l'ombre», «Libro de buen amor», «Lazarillo», fonti storiche e musicali), Padova, libreriauniversitaria.it, 2019 (Storie e linguaggi).

ISBN 9788833591766, 322 pp., 24,90 euro

«Negli ultimi vent’anni mi è capitato, un po’ per caso e un po’ per scelta, di occuparmi – nel tempo rubato alla Commedia – anche di testi lontani da quelli su cui normalmente lavorano gli italianisti: testi crociati in latino; resoconti e guide di pellegrinaggio italiani e non; frottole musicali ricavate spesso, all’apparenza a memoria, da poesie di Petrarca; testi spagnoli e francesi di tradizione controversa, variamente problematica, come il Libro de buen amor, il Lazarillo de Tormes e il Lai de l’ombre, nel nome del quale Joseph Bédier ha sferrato un formidabile e quasi distruttivo doppio attacco (1913, 1928) al metodo degli errori comuni perfezionato dal suo maestro Gaston Paris […]. La filologia alla quale queste applicazioni si richiamano e della quale aspirano a mostrare l’utilità non è la cosiddetta New Philology (riconducibile al decostruzionismo di moda in America negli anni Ottanta del Novecento), ma è invariabilmente la filologia senza aggettivi di Maas e Pasquali, che ho imparato dai miei maestri e di cui anch’io ho cercato, per quanto possibile, di approfondire e chiarire alcune nozioni problematiche» (dall’Introduzione).

Indice

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La follia di Tristano. Redazione del manoscritto di Berna, a cura di Chiara Concina, Roma, Carocci, 2020 (Biblioteca Medievale).

ISBN 9788843099016, 112 pp., 12 euro

Tra i monumenti letterari che attestano la fase più antica del fortunato mito medievale di Tristano e Isotta si colloca il breve testo antico-francese in octosyllabes della Folie Tristan, tramandato in due diverse redazioni risalenti al xii secolo: una più corta, detta di Berna (che qui si presenta), l’altra più lunga, detta di Oxford. Travestito da folle, Tristano torna alla corte di re Marco per rivedere l’amata Isotta. Da lei tenta di farsi riconoscere, rievocando con un discorso apparentemente insensato gli episodi salienti della loro storia. La regina – dapprima diffidente – finirà per cedere, e dopo l’agnizione finale gli amanti riusciranno a ricongiungersi per un’ultima breve stagione. Ennesima maschera tristaniana, la simulazione della follia permette la messa in atto di un geniale dispositivo della “ricordanza”, che restituisce nella miniatura di un breve poemetto le vicende più note degli amanti di Cornovaglia.

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La strada per il Catai. Contatti tra Oriente e Occidente al tempo di Marco Polo, a cura di Alvise Andreose, Milano, Guerini e Associati, 2019.

ISBN 978-88-6250-773-8, 220 pp., 22,50 euro

A partire dagli anni Quaranta del Duecento, diversi viaggiatori approfittarono della situazione di stabilità politica che si era creata a seguito dell’unificazione di gran parte dell’Eurasia sotto i Mongoli, per intraprendere la via dell’Oriente, giungendo in Mongolia o spingendosi fino nel remoto Catai. Si aprì così una fase particolare nei rapporti tra il mondo asiatico e quello europeo. Da allora, per oltre un secolo mercanti – come il celebre Marco Polo (1254-1324) – e missionari ‒ come il francescano Odorico da Pordenone (1280ca.-1331) ‒ si spostarono tra Ovest ed Est percorrendo la Via della seta o seguendo le rotte marittime che collegavano il Golfo Persico ai porti della Cina meridionale. Le informazioni trasmesse nei loro resoconti contribuirono a delineare una «nuova» immagine dell’Estremo Oriente, profondamente diversa da quella che il Medioevo aveva ereditato dall’Antichità. Il tema dei rapporti tra l’Occidente e la Cina nei secoli XIII-XIV – così importante per capire le modalità di rappresentazione dell’alterità nella cultura europea medievale – viene affrontato nel libro attraverso un approccio multiprospettico e trasversale, capace di far interagire e dialogare efficacemente saperi afferenti a discipline di diversa natura e tradizione. In particolare, l’eccezionalità dell’impresa di Marco Polo e la straordinaria ricchezza della sua opera costituiscono il nucleo ispiratore e la chiave di volta di molti dei saggi qui raccolti.

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Dante Alighieri, Vita Nuova. Rime, tomo II. Le rime della maturità e dell’esilio, a cura di Marco Grimaldi, Roma, Salerno, 2019.

ISBN 978-88-6973-388-8, XLIV-744 pp., 49 euro

Il tomo – che segue le Rime della ‘Vita nuova’ e altre rime del tempo della ‘Vita nuova’, apparse nel 2015 – porta a termine la pubblicazione dell’intero corpus lirico dantesco, comprensivo dei testi poetici del «libello» giovanile e del Convivio. Seguendo l’ordinamento stabilito da Michele Barbi, il secondo tomo raccoglie la Tenzone con Forese Donati, le Rime allegoriche e dottrinali, le Altre poesie d’amore e di corrispondenza, le Rime per la donna pietra e le Rime varie del tempo dell’esilio; si chiude con l’Appendice delle Rime di dubbia attribuzione e riattribuite a Dante. Ciascun componimento di Dante e dei suoi corrispondenti, pubblicato di norma secondo il testo Barbi puntualmente rivisto alla luce dell’edizione critica di Domenico De Robertis, è preceduto da un cappello introduttivo che discute le principali questioni interpretative, filologiche e storico-letterarie, da una bibliografia specifica e da una nota metrica ed è dotato di un ricco, puntuale e aggiornato commento.

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Mauro Azzolini, Una gioiosa baldanza. Immagini, modelli e lessico della giovinezza guerriera nelle letterature galloromanze dei secoli XI-XIII, postfazione di Alvaro Barbieri, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2019.

ISBN 978-88-6274-949-7, 322 pp., 24 euro

Fulcro di questo volume è lo studio del particolare statuto attribuito alla giovinezza entro le scritture in versi del medioevo galloromanzo. Periodo di sboccio del valore e del sentimento amoroso, l'età verde si offre alla rappresentazione letteraria quale summa delle virtù cortesi e momento cruciale per il pieno sviluppo delle qualità marziali. Il cavaliere nel fiore degli anni, combattente gioioso e feroce, è portatore di una forza vitale devastante, che di norma protegge l'integrità tribale, ma in certi casi può minacciarla e metterla in serio pericolo. In queste manifestazioni di oltranza e di eccesso, lea gioventù cavalleresca risulta sorprendentemente vicina ai campioni militari delle tradizioni mitiche e delle leggende indoeuropee, ma trova paralleli e riscontri anche nel folclore internazionale, tanto da configurare uno stock di universali culturali e antropologici delle "infanzie" in armi. Muovendo da un'indagine di semantica storica condotta sul lessico e passando per l'analisi delle più significative realizzazioni testuali del rapporto tra rigoglio giovanile e funzione guerriera, oltre che delle relazioni tra racconto iniziatico di "formazione" e strutture narrative, il presente lavoro identifica nell'archetipo della giovinezza e nelle sue molteplici variazioni tematiche una delle via d'accesso privilegiate alla comprensione del discorso eroico nel medioevo letterario di Francia.

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Silvia De Santis, Galvano di Bologna. Tra la Commedia dantesca e il Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure. Ricerche, Roma, Gangemi, 2019.

ISBN 978-88-492-3807-5, 144 pp., 18 euro

Il volume prende in esame la ricezione italiana del Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure e le sue numerose testimonianze manoscritte centrando l’interesse sui codici illustrati con particolare riferimento a W (= Wien, Österreichische Nationalbibliothek, 2571), C (= Paris, Bibliothèque nationale de France, fr. 782) e S (= Sankt Peterburg, Rossijskaja Nacional’naja Biblioteka, fr. F.v. XIV.3), databili al secondo quarto del Trecento. A quest’ultimo manoscritto, il più sontuoso dell’intera tradizione dell’opera, è dedicata un’analisi specifica, da cui verrà avanzata una nuova ipotesi circa sua localizzazione. Il confronto paleografico, codicologico e linguistico con uno dei più antichi relatori della Commedia dantesca (Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms. 1005 e Milano, Biblioteca Braidense, ms. AG XII 2), sottoscritto da maestro Galvano di Bologna, ha infatti permesso all’autrice di attribuire allo stesso Galvano anche il codice pietroburghese, la cui origine era stata fino a oggi ritenuta incerta.

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Costanzo Di Girolamo, Filologia interpretativa, Presentazione di Paolo Di Luca e Oriana Scarpati, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2019 (Storia e letteratura. Raccolta di studi e testi, 306).

ISBN 978-88-9359-257-4, eISBN 978-88-9359-258-1, XXIV+720 pp., 98 euro

«L’organizzazione interna della raccolta non ha bisogno di spiegazioni particolari. Quanto al titolo, esso riprende in forma sintetica quello di un corso seminariale che ho tenuto alcuni anni fa e che poneva al centro della riflessione luoghi testuali controversi e quasi sempre irrisolti, o al contrario ugualmente problematici, ma passati del tutto inosservati. A partire da una difficoltà circoscritta, si poteva risalire di solito a implicazioni complesse. Con i miei studenti, abbiamo tentato di venirne a capo riflettendo sulla natura dei problemi, sugli strumenti adoperati e sulle finalità stesse del lavoro filologico. È emerso che nella tradizione degli studi all’acribia e al rigore di alcune pratiche non ha corrisposto, il più delle volte, un pari impegno esegetico e nemmeno un adeguato interesse per l’interpretazione, senza la quale è impossibile ridurre o annullare la differenzialità, non soltanto linguistica, che presentano le opere del passato. In realtà, la filologia che possiamo chiamare interpretativa non si applica solo a luoghi specifici dei testi, non è solo al servizio del commento, ma può e deve rivolgersi, con modalità diverse da quelle della critica intuitiva o anche di altre branche della stessa filologia, all’intelligenza di opere, di generi, motivi, perfino forme, contribuendo al contempo, ove sia il caso, alla messa a punto del testo; non in ultimo, deve comprendere nel suo studio le abitudini interpretative delle comunità letterarie a cui appartengono gli autori, le quali saranno a loro volta oggetto di interpretazione. D’altro canto, se rovesciamo la prospettiva e ci mettiamo dal punto di vista della teoria letteraria, è solo alla filologia che può essere affidata la responsabilità che ogni interpretazione comporta». (Dalla Nota dell’autore)

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Robert Lug, Semi-mensurale Informationen zur Liedrhythmik des 13. Jahrhunderts, Stuttgart, ibidem, 2019.

ISBN 9783838213422, 272 pp., 39,90 euro

Das Rhythmusproblem des hochmittelalterlichen Liedes gilt als unlösbar, seit die Diskussion vor mehr als vierzig Jahren zu einem kontroversen Stillstand gekommen ist. Sang man alle Lieder der Troubadours und Trouvères im 3/4-Takt, oder war den Melodien ein akzentloses, gregorianisches Schweben eigen? Die moderne Aufführungspraxis, die uns ein Klangbild vermitteln möchte und sich sonst gern als ›historisch informiert‹ bezeichnet, fischt in diesem Fall im Trüben. Eine bisher missverstandene Notenschrift, die kurzlebige semi-mensurale Notation, schafft jetzt eine neue Ausgangslage. Sie bildet rhythmische Strukturen ab und entzieht neugregorianischen Spekulationen den Boden. Stattdessen werden Versfuß-Architekturen erkennbar, die sich je nach Liedtyp mehr oder weniger variantenreich manifestieren. Im Fokus von Robert Lugs Studie steht die Metrik des romanischen Singverses, ein gemeinsames Forschungsfeld von Romanistik und Musikwissenschaft.

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Linee storiografiche e nuove prospettive di ricerca. XI Colloquio Internazionale Medioevo romanzo e orientale (Roma 27-28 febbraio 2018), a cura di Francesca Bellino, Antonio Pioletti, Eliana Creazzo, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2019.

ISBN 9788849860245, 360 pp., 34 euro

Per la Sezione “Colloqui” della Collana “Medioevo Romanzo e Orientale”, diretta da A. Pioletti, vengono pubblicati gli Atti dell’XI Colloquio internazionale della serie, dedicato a Linee storiografiche e nuove prospettive di ricerca (Roma- Accademia Nazionale dei Lincei, 27-28 febbraio 2018). Il volume è a cura di F. Bellino, E. Creazzo e A. Pioletti, con Indice degli autori e delle opere curato da C. La Rosa. Finalità del Colloquio, a ventisette anni dall’inizio delle pubblicazioni della Collana, è stata quella di fare il punto sulle ricerche dedicate allo studio dei rapporti fra Oriente e Occidente nelle letterature medievali. Il Colloquio si è articolato in tre sezioni di interventi: storia della critica; i grandi testi della biblioteca euroasiatica; nuove prospettive di ricerca. Una quarta sezione è stata dedicata a Dalla poesia di Nezami Ganjavi alla narrativa, al teatro, all’opera lirica.

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Apuleio, Le Metamorfosi, saggio introduttivo, nuova traduzione e note a cura di Monica Longobardi, presentazione di Gian Biagio Conte, Milano, Rusconi, 2019.

ISBN 9788818033625, 864 pp., 16 euro

«Questo africano gli richiamava in volto il sorriso. Nelle sue Metamorfosi il latino raggiungeva la pienezza: travolgeva seco limi, acque diverse affluite da tutte le provincie; e tutte si mescevano, si confondevano in una tinta bizzarra, esotica, quasi nuova. Vezzi, particolari nuovi della società latina trovavano la loro piena espressione in neologismi scaturiti, in quell'angolo d'Africa romano, dalle necessità della conversazione» (J.-K. Huysmans, Controcorrente).

Questa nostra traduzione valorizza la posterità dell’opera, dando voce e udienza ad alcuni degli autori presso i quali Apuleio ebbe più fortuna: Boccaccio, Firenzuola, La Fontaine, Pascoli, Savinio, Tabucchi.

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Luca Gatti, Repertorio delle attribuzioni discordanti nella lirica trovierica, Prefazione di Luciano Formisano, Roma, Sapienza Università Editrice, 2019.

ISBN 978-88-9377-113-9, 340 pp.

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Questione assai spinosa per gli specialisti della lirica antico-francese, il cui corpus è costituito da oltre 2.500 componimenti, è quella della paternità: il 63% dei testi è anonimo; dei rimanenti, nel 17% dei casi le rubriche dei canzonieri propongono almeno due autori. Il fenomeno delle attribuzioni discordanti, di vasta portata, non è però evidenziato a sufficienza nei repertori attualmente disponibili: in questo studio si tenta di sondarne le principali casistiche e si propone, inoltre, una schedatura dei trovieri il più possibile neutra e non viziata da giudizi precostituiti. In ultima analisi, l’escursione attributiva non sembrerebbe solo un problema ecdotico, ma anche e soprattutto la testimonianza di una vitalità letteraria.

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«ognuno resti com’è, diverso dagli altri». Plurilinguismo, multilinguismo, multiculturalismo. Numero monografico di «Annali online della Didattica e della Formazione Docente», 17/2019, a cura di Monica Longobardi e Margherita Ghetti.

ISSN 2038-1034, 136 pp.

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Sito della rivista

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Monica Longobardi, Viaggio in Occitania, Prefazione di Fausta Garavini, Aicurzio, Virtuosa-Mente, 2019.

ISBN 978-88-98500-30-7, 295 pp., 29 euro

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L’esilio di un fauno nelle ultime terre selvagge della Camargue; la corrente del Rodano che trasporta la salma di un re verso il sacro sepolcreto degli Alyscamps; la foresta di Feytaud scenario di guerre tra stirpi umane e ferine, e morti che ritornano in maisons hantées. Tre “notturni” in una Natura panica che difende misteriosamente le sue antiche leggi e pronuncia i suoi sortilegi; dove la cerva, il cinghiale, le querce, i castagni, i ginepri combattono la loro tacita battaglia contro le ferite inferte alla terra. Il bosco, i pascoli, il grande fiume, le saline e la palude: le terre d’Occitania che la storia ha silenziato e che una letteratura dei “quattro elementi” riprende a sillabare. In quale lingua? L’occitano di oggi, lingua viva ma che parla troppo sommessamente perché il mondo di fuori la distingua. La voce che fu dei trovatori, ma che non ha mai cessato il suo canto. Sino ad oggi. La lettura di d’Arbaud, Delavouët, Ganhaire ci introduce in questo universo letterario inesplorato in Italia, negletto dai traduttori e dalla ricerca: un’autentica rivelazione.

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Floriant e Florete, a cura di Mariateresa Prota, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2019.

ISBN 978-88-6274-942-8, 508 pp., 35 euro

Il Floriant e Florete – del quale si fornisce qui la prima traduzione italiana – è un romanzo francese del XIII secolo e narra una deliziosa storia d’amore, di viaggi e di avventure straordinarie e avvincenti. Al crocevia tra genere epico e genere romanzesco, l’opera affascina per il racconto degli incantamenti della fata Morgana e per il riferimento alla leggenda del trasferimento postumo di Artù nell’Etna; al contempo, è degna d’interesse la sua ambientazione, quasi del tutto siciliana e insolitamente precisa: si citano con cognizione, infatti, Monreale, Palermo, Nicosia, il Mongibello, Messina, Capo del Faro – oltre ad altre città italiane sicuramente più note all’epoca anche fuori dai confini della nostra Penisola. Tale legame con l’Italia e la cultura italiana, unito alla piacevolezza della storia, rende il romanzo di certo attraente, anche per il lettore moderno e non specialista.

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Dante e la dimensione visionaria tra medioevo e prima età moderna, a cura di Bernard Huss e Mirko Tavoni, Ravenna, Longo, 2019.

ISBN 978-88-9350-032-6, 192 pp., 18 euro

cover

Che cosa significa che la Divina Commedia è il racconto della visione dell’aldilà che Dante afferma di avere avuto, il resoconto di ciò che giura di avere visto? Queste affermazioni sono “vere”, e in che senso possono esserlo? O sono fittizie, giustificate dall’eccezionale inventività poetica dell’autore messa al servizio di una auto-assegnata missione di rigenerazione della Cristianità? Il dilemma fra queste due interpretazioni polari rischia di essere indecidibile e sterile, ma questo agile volume, frutto di un seminario interdisciplinare tenuto all’Italienzentrum della Freie Universität di Berlino sotto l’egida della Fondazione Alexander von Humboldt, porta risultati originali che fanno fare passi avanti alla nostra comprensione dei fatti. Il retroterra di Dante viene illuminato in varie direzioni: dal possibile rapporto con la mistica ebraica e con quella islamica, all’onirismo antropologico tardo antico e medievale, alle tradizioni teologiche e profetiche legittimanti la visione dell’aldilà, all’onirismo lirico o allegorico circolante nelle tradizioni poetiche gallo-romanze. La vocazione visionaria di Dante viene saggiata nella Vita nova e nel Convivio e messa alla prova della testualità del poema sacro. Si interroga il significato dei “Danti dormienti” nelle antiche illustrazioni della Commedia. Ed emerge la cesura epistemologica che separa Dante dalle riprese del genere “visione” in Petrarca e Boccaccio. Su tutto ciò il lettore troverà in questo libro molte idee nuove.

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Medieval Francophone Literary Culture Outside France. Studies in the Moving Word, ed. by N. Morato and D. Schoenaers, Turnhout, Brepols, 2018.

ISBN 978-2-503-55444-0, XVI+576 pp., 100 euro

morato

This volume is one of the final outputs of the AHRC project Medieval Francophone Literary Culture Outside France (2011-2014). It suggests a new way of reading Medieval French Literary Culture in its global dimension, by a close study of some major dynamics of production and circulation of French texts and manuscripts. It focuses on the two major axes of transmission of francophone textual culture: one going from Normandy and England across Flanders, to Burgundy; another across the Alps to Northern Italy and then to Cyprus and the Levant. In medieval Europe, cultural, political, and linguistic identities rarely coincided with modern national borders. As early as the end of the twelfth century, French rose to prominence as a lingua franca that could facilitate communication between people, regardless of their origin, background, or community. Between the twelfth and fifteenth centuries, literary works were written or translated into French not only in France but also across Europe, from England and the Low Countries to as far afield as Italy, Cyprus, and the Holy Land. Many of these texts had a broad European circulation and for well over three hundred years they were transmitted, read, studied, imitated, and translated. Drawing on the results of the AHRC-funded research project Medieval Francophone Literary Culture Outside France, this volume aims to reassess medieval literary culture and explore it in a European and Mediterranean setting. The book, incorporating nineteen papers by international scholars, explores the circulation and production of francophone texts outside of France along two major axes of transmission: one stretching from England and Normandy across to Flanders and Burgundy, and the other running across the Pyrenees and Alps from the Iberian Peninsula to the Levant. In doing so, it offers new insights into how francophone literature forged a place for itself, both in medieval textual culture and, more generally, in Western cultural spheres.

Indice e prefazione

Informazioni

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Politiche e problematiche linguistiche nella formazione degli insegnanti, a cura di F. Avolio, A. Nuzzaci, L. Spetia, Lecce, Pensa Multimedia, 2019.

ISBN 978-88-6760-613-9, 320 pp., 30 euro

politiche

Il volume Politiche e problematiche linguistiche nella formazione degli insegnanti, testimonianza
dell’omonimo Convegno Internazionale svoltosi presso il Dipartimento di Scienze
Umane (di Eccellenza) dell’Università degli Studi dell’Aquila, il 18 e il 19 aprile 2018,
ha preso avvio dalle riflessioni sull’applicazione ventennale della Carta europea delle lingue
regionali e minoritarie
, aperta alla firma il 5 novembre 1992 ed entrata in vigore il 1°
marzo 1998, con l’obiettivo di affrontare le questioni linguistiche nella formazione iniziale
e continua degli insegnanti in un’ottica transdisciplinare. A partire dalla specificità dei
singoli settori di area linguistica (filologia, storia della lingua, linguistica e dialettologia)
e di area pedagogica (didattica generale e didattiche disciplinari) – caratterizzati da propri
statuti epistemici, specifici linguaggi e precise metodologie di indagine – e dall’esigenza
di aprire uno spazio di confronto inedito tra ricerca di settore e ricerca didattica, il Convegno
ha voluto interrogarsi sulle difficoltà di conciliazione, di convergenza e di integrazione
dei diversi saperi di area linguistica che, sebbene adottino approcci e prospettive
differenti legati al contesto scientifico entro cui operano, possono incontrarsi favorevolmente
sul terreno della formazione, quale spazio di interazione per l’individuazione di
possibili soluzioni condivise e di “azione di intersezione culturale e scientifica”, al fine di
promuovere una formazione degli insegnanti di elevata qualità, oggi al centro di un profondo
processo di cambiamento. Il problema della lingua è stato affrontato su piani diversi
(disciplinare, culturale, didattico, curricolare, politico) e in un’ottica interdisciplinare, diretta
a sostenere il rapporto tra lingua dominante (standard?), lingue minoritarie e dialetti, a
riconoscere le particolarità linguistiche e i contesti d’uso, a promuovere la pluralità in una
scuola inclusiva capace di accogliere e valorizzare le differenze. Così, partendo da avanzati
approcci teorici, metodologici e pratici, capaci di esplorare la natura dinamica e multistrato
delle relazioni teoria-prassi nell’insegnamento della lingua, sono stati trattati temi
come l’alfabetizzazione linguistica, le politiche linguistiche, la valorizzazione delle lingue
minoritarie e dei dialetti, lo sviluppo della lingua e del linguaggio e della socializzazione
nei contesti formali, la didattica della lingua e le sue modalità di apprendimento e insegnamento,
socialmente responsabile, e la valutazione degli apprendimenti linguistici,
nonché l’integrazione e l’interrelazione con le altre discipline, le applicazioni creative connesse
alle risorse linguistiche e simboliche, comprese le nuove tecnologie.

Indice

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Filologicamente. Studi e testi romanzi II. Per i romanzi di Alessandro Magno. Storie, incontri, tradizioni testuali, a cura di Giuseppina Brunetti, Bologna, Bononia University Press, 2019.

ISBN 978-88-6923-378-4, 196 pp., 25 euro

brunetti

Indice

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Ut pictura poesis. I testi, le immagini, il racconto, a cura di Sonia Maura Barillari e Martina Di Febo, Aicurzio (MB), Virtuosa-Mente, 2019.

ISBN 978-88-9850-027-7, 466 pp., 46 euro

barillari_pictura

Nell’intento di affrontare le problematiche inerenti ai molteplici rapporti che possono sussistere fra testo e immagine non si può prescindere dalla considerazione secondo cui di linguaggi sempre e comunque si tratta, anzi di relazioni che si instaurano fra due forme di linguaggio distinte ma, in fondo, non troppo differenti: l’una e l’altra utilizzano (e sovente condividono) i medesimi supporti (pagina, tela, parete, superficie in pietra o metallo, palcoscenico, pellicola) e in qualche caso i medesimi ‘attrezzi’ impiegati per la loro esecuzione (matita, penna, pennello, inchiostri, pigmenti, bulino, scalpello...); l’una e l’altra vengono recepite tramite le medesime facoltà percettive e, se operanti in un contesto storico, geografico e culturale affine, si servono di codici similari. A mutare sono però i modelli logici, sintattici, ‘grammaticali’ che governano la prassi espositiva: in un caso di tipo prevalentemente discorsivo, nell’altro iconico. Non è pertanto un’occorrenza poi troppo peregrina che le due modalità espressive di cui qui si vagliano gli scambievoli influssi – scrittura e figurazione – abbiano, nel corso del tempo, avuto modo di saggiare una gamma molto vasta di soluzioni volte a tradurre il confronto – il dialogo – fra due ‘lingue’ in un incremento della produzione di senso. Il testo scritto e il testo iconico condividono, inoltre, sul piano dell’immaginario, la capacità di attualizzare, riattivare oppure semplicemente di conservare impronte, tracce mnemiche di epoche arcaiche. In alcuni casi i percorsi della conservazione e della rielaborazione affiorano proprio dall’intreccio tra scrittura e figurazione: le sopravvivenze iconiche si nutrono così delle reinterpretazioni provenienti dai testi scritti e viceversa.

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Kolbjørn Blücher, Il congiuntivo nell’italiano scritto contemporaneo, Roma, Carocci, 2018.

ISBN 978-88-430-9332-8, 190 pp., 19,00 euro

cover

Il libro, che prende in esame un corpus di vari tipi di testi in Italiano dopo il 2000, sostiene che uno studio adeguato del congiuntivo deve necessariamente considerar , anzitutto, gli aspetti formali e funzionali di questo modo verbale e, in un secondo momento, quelli semantici. Consideato, infatti, che è impossibile attribuire tutta la gamma di impieghi del congiuntivo a un unico denominatore semantico e che invece il solo aspetto unitario è quello morfologico, un’analisi accurata non può prescindere da un utilizzo equilibrato dei due criteri.

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Benoît de Sainte-Maure, Roman de Troie, testo critico di Léopold Constans, trad. it., introduzione e cura di Enrico Benella, prefazione di Lorenzo Renzi, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2019 (Studi e ricerche).

ISBN 978-88-6274-840-7, 696 pp., 50 euro

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Il Roman de Troie racconta in versi, per un pubblico cortese del XII secolo, le vicende della guerra di Troia dalle origini al ritorno dei reduci. Il punto di partenza non è dato da Omero ma dai resoconti di Ditti e Darete, brevi testi tardo-antichi che nel Medioevo si pensava fossero traduzioni dei diari di due testimoni oculari del conflitto. Amplificando questa traccia in oltre 30.000 versi, Benoît de Sainte-Maure narra una guerra che è assieme antica e contemporanea, poiché gli eroi classici diventano una proiezione nel passato del mondo cortese e cavalleresco; la tradizionale materia epica (battaglie, consigli, ambasciate) si combina in modo originale con i nuovi temi (psicologia, amore, meraviglioso) del romanzo allora agli esordi. Il risultato è un’opera ricca e variegata, spesso sorprendente per chi ha letto l’Iliade e l’Odissea; il suo obiettivo è coinvolgere, divertire e far riflettere il lettore sul perché Troia delenda est. Il testo, basato sull’edizione critica di Léopold Constans, è stato qui tradotto integralmente per la prima volta in italiano. Lo correda un’ampia introduzione, che inquadra l’opera nel panorama socioletterario anglo-francese della metà del XII secolo.

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Luca Di Sabatino, Une traduction toscane de l’Histoire ancienne jusqu’à César ou Histoires pour Roger. La fondation de Rome, la Perse et Alexandre le Grand, Turnhout, Brepols, 2019 (Alexander redivivus, 12).

ISBN 978-2-503-58135-4, 343 pp., 95 euro

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L’Histoire ancienne jusqu’à César, première histoire universelle écrite en prose française au début du XIIIe siècle, a joui d’une grande fortune en Italie, comme le montrent les manuscrits copiés dans les ateliers transalpins, les traductions, les citations et les réemplois jusqu’à la première moitié du XIVe siècle. Les traductions italiennes, ou volgarizzamenti, se divisent en deux groupes : les versions toscanes et les vénitiennes. Parmi les traductions toscanes, nous trouvons celle contenue dans trois manuscrits du Trecento, rédigée probablement entre la fin du XIIIe siècle et le début du XIVe. Le plus récent de ces codices, le manuscrit II I 146 de la Biblioteca Nazionale Centrale de Florence, est le seul témoin de l’Histoire ancienne en italien qui présente la section alexandrine ; il est utilisé comme base pour l’édition proposée ici, qui offre le récit sur Rome (depuis la fondation jusqu’aux guerres contre les Samnites), la Perse, Philippe II de Macédoine, Alexandre le Grand et les guerres des diadoques. Cette traduction toscane représente probablement l’une des plus anciennes versions italiennes de l’histoire d’Alexandre.

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Antonio Pioletti, La porta dei cronotopi. Tempo-spazio nella narrativa romanza. 2, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2019 (Medioevo Romanzo e Orientale, Studi, 23).

ISBN 978-88-498-5823-5, 134 pp., 12 euro

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Dopo la pubblicazione nella stessa Collana di una prima raccolta di saggi dedicati allo studio del cronotopo letterario (La porta dei cronotopi. Tempo-spazio nella narrativa romanza, 2014), Antonio Pioletti ne propone una seconda. Sua finalità è duplice: da una parte, lasciare aperta la porta dei cronotopi, cioè ritenere non esaurito un percorso scientifico di analisi di una categoria non riconducibile e riducibile a una teoria generale, ma insistere tramite nuovi sondaggi nel tentativo di cogliere un approccio metodologico atto a contribuire all’interpretazione dei testi anche per via dello studio, appunto, della loro dimensione cronotopica; dall’altra, a distanza di cinque anni dalla pubblicazione della prima raccolta, preso atto del persistere di non pochi fraintendimenti circa il senso dell’analisi dei cronotopi letterari, proporre riflessioni sui momenti fondanti dell’interesse scientifico che il loro studio riveste (Segre e non solo Bachtin), sulla differenza fra specifico artistico e ingenuo “realismo”, sul carattere ambiguo e non di rado forviante della teorizzazione di presunte dimensioni a-temporali e a-spaziali.

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Incantamenta latina et romanica. Scongiuri e formule magiche dei secoli V-XV, a cura di Marcello Barbato, Roma, Salerno editrice, 2019 (Testi e documenti di letteratura e di lingua, XLI).

ISBN 978-886973-333-8, CXLIV + 146 pp., 32 euro

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Il genere dello scongiuro ha sempre goduto di una grandissima fortuna, almeno fino al secolo scorso, nella cultura popolare italiana ed europea. Si tratta di testi brevi, di solito con una elementare struttura poetica, spesso con uno sviluppo narrativo, volti a produrre un bene o ad allontanare un male: una malattia, ma anche il morso del serpente, il lupo, la tempesta, ecc. Meno noto è che, con caratteri non troppo diversi, il genere appare precocemente anche nella produzione scritta medievale: diversi scongiuri si annoverano infatti tra i più antichi testi delle lingue moderne. Il volume raccoglie una selezione di scongiuri attestati tra il V e il XV secolo. Sono privilegiati i testi romanzi in cui rime e ritmi non siano casuali ma agiscano come principio strutturante. Non mancano però testi latini e in prosa: sono in latino ovviamente i primi testi, decisivi per capire struttura e evoluzione del genere; sono in latino e in prosa incantamenta che hanno poi sviluppi ritmici romanzi. Nell’introduzione, dopo uno studio delle varie denominazioni dello scongiuro, si colloca il problema della forma all’interno della questione più generale del linguaggio della magia e si propone una sistemazione tipologica originale. Viene poi studiata l’evoluzione del genere nell’arco del millennio indagato, individuando diversi tipi e delineandone fortuna e trasformazioni. Ci si occupa quindi delle varietà e dei registri di lingua impiegati, delle caratteristiche metriche e stilistiche dei testi, della loro trasmissione (scritta, orale o mista). La storia parallela delle testimonianze metalinguistiche (dalle semplici menzioni, alle severe condanne, alle sapide parodie) permette di precisare e illuminare la storia dei testi. Seguono una cinquantina di scongiuri (latini, italiani, francesi, occitani, catalani) in ordine cronologico, con note filologiche e linguistiche, traduzione e commento. Di alcuni testi si forniscono nuove edizioni; altri sono del tutto inediti. Indici di manoscritti, voci notevoli, tipi funzionali, varietà linguistiche chiudono il volume.

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Simone Marcenaro, La lingua dei trobadores. Profilo storico-linguistico della poesia galego-portoghese medievale, Roma, Viella, 2019.

ISBN 9788833130934, 212 pp., 25 euro

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Che cos’è il galego-portoghese? La lingua dei poeti, dagli ultimi anni del XII secolo fino alla metà del Trecento, è la stessa usata per le opere in prosa o nei documenti giuridici e notarili? Quali sono le sue principali caratteristiche? Il manuale prova a rispondere a queste domande, seguendo un’impostazione didattica rivolta anzitutto agli studenti di Filologia Romanza e Letteratura Portoghese che si misurino per la prima volta con questa affascinante tradizione letteraria. Il volume si divide in due parti: nella prima si propongono i lineamenti di grammatica storica della lingua galega, soffermandosi in particolare sul rapporto che la lega al portoghese e prestando attenzione alle prime attestazioni scritte. La seconda parte affronta invece la lingua dei trobadores, offrendone una descrizione il più possibile esaustiva che prenda in esame – per la prima volta in un manuale di questo genere – le variazioni grafiche, fonetiche e morfologiche inferibili esclusivamente dall’analisi diretta dei canzonieri. L’obiettivo è quindi restituire allo studente un’immagine fedele della lingua trobadorica in stretto rapporto alla sua tradizione manoscritta: ciò costituisce uno strumento inedito e di grande utilità per lo studio della poesia medievale galego-portoghese.

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