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Un ennesimo attacco alla scuola statale
La Società Italiana di Filologia Romanza, sezione scuola, esprime solidarietà a tutte le iniziative di protesta intraprese dai docenti italiani e ritiene dannosi e ulterioremente peggiorativi della qualità didattica della scuola statale i recenti provvedimenti inseriti dal Governo nella legge di stabilità, nonché i meno recenti disegni di legge (ddl 953) che proseguono il loro normale iter parlamentare. Nonostante la VII Commissione Cultura della Camera abbia approvato emendamenti che chiedono lo stralcio dell’art. 3 della legge di stabilità, restano forti le preoccupazioni dinanzi a un modus operandi che svilisce e umilia i docenti. L’aumento delle ore di lezione frontale per i docenti della scuola secondaria a parità di retribuzione, stabilito appunto unilateralmente ope legis dall’art. 3, legge di stabilità 2013, in deroga alla contrattazione nazionale, mina non solo il dettato costituzionale sulla dignità del lavoro e della sua retribuzione, bensì tutti gli istituti contrattuali della legislazione del lavoro e manifesta l’essenza autoritaria del provvedimento. L’innalzamento orario, inoltre, causerebbe cancellazioni di cattedre, condannando i già tanti docenti precari a disoccupazione sicura.
Alla questione della tutela delle garanzie lavorative si affianca, tuttavia, un discorso più complesso che chiama in causa tutti i protagonisti impegnati nei settori del sapere e della conoscenza. In concomitanza con il ddl 953, il provvedimento governativo sull’innalzamento dell’orario tende a svuotare definitivamente la funzione docente della sua già magra vocazione intellettuale.
D’altronde la tipologia delle prove previste per la preselezione concorsuale, la cui applicazione ha generato il caos delle preammissioni ai Tirocini Formativi Attivi, sottintende un’idea di preparazione nozionistica, riduttiva e distante dalla complessità e dall’esercizio del pensiero critico.
Assegnare un numero maggiore di ore di lezioni frontali si tradurrebbe in un numero maggiore di allievi da seguire, con il relativo carico aggiuntivo di lavoro, togliendo definitivamente spazio al nucleo fondativo della professione docente: la qualità della relazione umana educativa con gli allievi; la passione per la sperimentazione e per la formazione continue, funzionali ad un’azione didattica calibrata su classi che non sono composte da soldatini, bensì da individui pensanti, diversi e che pongono sempre domande nuove. Se a ciò si affianca la trasformazione della scuola statale in una realtà autonoma, gestita da un Consiglio dell’Autonomia che regolamenterà sia la partecipazione democratica di genitori e studenti alla vita scolastica sia la programmazione didattica e progettuale, svuotando di fatto i Decreti Delegati e il Collegio docenti, allora possiamo davvero affermare che siamo di fronte a un tentativo (ormai pluriennale in verità) di smantellamento della scuola statale. Non si vogliano passare come riforme interventi che, da un lato mirano a fare cassa (legge di stabilità), dall’altra a ridurre la democrazia scolastica e la libertà e la dignità professionale dei docenti.
Il direttivo della SIFR-scuola
(10/11/2012) |