Andrea Fassò, L’aratro e il letargo. Dalle origini romanze a Dante, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2025
Filologia per la storia. Questo il filo conduttore dei dodici saggi (apparsi fra il 1979 e il 2012), riuniti in questo volume. Punto di partenza è l’analisi minuziosa, fino alla pignoleria, di singole parole, frasi, versi; ma l’analisi sarebbe fine a sé stessa se non si proponesse l’obiettivo di giungere a una nuova visione dei fatti storici. A dispetto delle apparenze, le primissime attestazioni scritte dei volgari romanzi si prestano bene a questo scopo: condizioni necessarie per decifrarle sono la curiosità, la pazienza e soprattutto l’attenzione ai conti, magari minimi, che non tornano del tutto. Il fenomeno si ripete tuttavia anche per i testi dei secoli successivi (chansons de geste, liriche dei trovatori, opere di Dante), fino a una famosa e oscura terzina dell’ultimo canto della Divina Commedia. Si dice che il lavoro del filologo somigli a quello del detective; più modestamente, qui si tratta essenzialmente del lavoro di un enigmista che aspirerebbe a essere uno storico.

Indice:
- Il Papa ce l’ha ma non lo usa mai. La duplicità dell’Indovinello Veronese;
- La Parodia della Lex Salica. L’etica della dismisura e lo spirito della barbarie;
- Alcuni passi controversi dei Giuramenti di Strasburgo e dei Placiti campani;
- Grafia e pronuncia nei Giuramenti di Strasburgo e nei Placiti campani;
- Lingua-dialetto-lingua nelle origini romanze;
- L’ideologia tripartita;
- L’intervento politico di Carlo Magno sull’epica;
- La Sainte Foy, il paganesimo antico e l’emergere della poesia trobadorica;
- Gli studi trobadorici oggi. Una messa a punto un secolo dopo Piero Misciattelli;
- Qualche dubbio sulla «curialità» di Dante;
- Lettura di Dante, Inferno XXX;
- Nel non-tempo e nel non-luogo: il «letargo» di Dante (Paradiso XXXIII).
